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La bastarda di Istanbul
Riduzione e regia Angelo Savelli
L’Ultimo harem
di Angelo Savelli
Una firma per Cargo
La petizione
Le Cognate
Di Michel Tremblay
Napolisciosciammocca
Cauteruccio canta Napoli
Teatro dei Giovani di Spalato
Compie 70 anni
Ubu Roi
Di Alfred Jarry
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Compagnia Marta Carrasco
No sé si
Sogno di una notte di mezza estate
Di William Shakespeare

 


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  23/06/2018 - 17:53

 

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Ultimo Harem
Testo e regia di Angelo Savelli
Liberamente ispirato a
Dal 16 al 31 gennaio 2009 al Pupi e Fresedde -Teatro di Rifredi - Teatro Stabile di Innovazione

 




                     di Tommaso Chimenti


La bastarda di Istanbul, 2018
L'ultimo harem, 2018
L'ultimo harem, 2009


Non sarà l’Ultimo Harem. Ci scommettiamo visto l’afflusso. Si scende nei camerini, si osservano i cartelloni delle vecchie produzioni, risaliamo in superficie dove una coltre fa mistero, avvolti da colori, attorniati da cuscini e tappeti e lo scroscio delle fontane in marmo di Carrara. La storia è nota: è la notte della chiusura ufficiale dell’ultimo harem del sultano. Alle porte ci sono gli scontri che porteranno la democrazia in Turchia. Una storia, infarcita di fascinosi termini ottomani, ne tira dentro un’altra, come le ciliegie, una parentesi rotonda ne ha dentro un’altra graffa. E, nella platea ricostruita sul palco, ci si perde in questa nebbia di un mondo lontano e distante, in chilometri e culturalmente, rapiti dal ronzio costante dell’acqua che fruscia. Serra Yilmaz è un fumetto con grandi occhi azzurri che gioca e interagisce molto con il pubblico, Giulia Innocenti, che ha imparato la parte in una settimana, sostituisce degnamente Valentina Chico, Riccardo Naldini è il collante ideale tra le due attrici prima come capo degli eunuchi, poi come giovane scapestrato, infine come marito moderno. Anche le donne contemporanee, turche e non solo, libere, emancipate e denudate, vogliono essere chiuse e rinchiuse in un harem, in una gabbia dorata, vogliono essere più prese che comprese, passando dalla padella alla brace, da una prigionia a un’altra. E quando, nell’ultimo episodio della favola moderna, una donna incontra un uomo minuscolo, che non sa decidersi né prendersi le proprie responsabilità, e decide di miniaturizzarsi per stargli a fianco, l’uomo improvvisamente ingigantisce schiacciandola. Chiamiamola: “la fine di Marilyn Monroe”. “Parole, parole” è la sintesi perfetta all’incomunicabilità tra i due sessi: come un dialogo tra un sordo e un muto. Poveri uomini, giustamente derisi per la loro maschia incomprensione. Info: fino a sabato 31 gennaio 2009; 055.4220361.

Voto 7½ 

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