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  25/08/2019 - 09:23

 

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Bruno Casini
Banana Moon
C’era una volta un freak-rock club a Firenze, sul finire degli anni Settanta
Zona, Arezzo 2008, pag. 160, Euro 15,00, Narrativa ZONA 2008, pp. 160 - euro 15, ISBN 978 88 95514 24 6

 




                     di Giovanni Ballerini


Bruno Casini, 1975: viaggio in Afghanistan, Catcher, 2006
Bruno Casini, Banana Moon, Zona, 2008
Bruno Casini, In viaggio con i Litfiba, Zona, 2008


La narrazione si svolge a Firenze, nei tre anni che procedono lo sbocciare degli anni Ottanta. Un periodo importante perché raccoglie i prodromi creativi, le prime vocazioni di quella che sarebbe diventata la capitale del nuovo rock italiano. Bruno Casini ci racconta le radici di quel fervore, l’evoluzione di una generazione creativa che si faceva le ossa nelle cantine (come quella di Via dei Bardi, che un pizzico di anni dopo diede il via al sogno Litfiba) e in un locale, il Banana Moon, che è durato solo tre anni (1977, 1978, 1979), ma ha contribuito a sdoganare Firenze dall’abulia, ha dato luce all’underground, fornendo alla città un palco su cui inventare il suo futuro.  

Di tutto questo parla  nel libro pubblicato da Editrice Zona con l’abilità del biografo consumato (e brillante iconoclasta) Bruno Casini in un libro ben curato e ricco di notizie. In quel periodo a Firenze c’era poco o nulla (invidiavamo Bologna dove c’erano le osterie mitizzate da Guccini e qualche birreria in più), ma anche nel resto d’Italia non si stava meglio più di tanto. Non è un caso che i locali in cui potevano circuitare quelli che sarebbero diventati artisti generazionali (e non solo) si contavano in tutta Italia sulle dita di una mano. Di colpo nacque il Banana Moon. E qualcosa cambiò. Qualcuno dice che quel locale era quasi un film, una fiction di vite vissute, di vite rock, di vite junkie, di vite hippy, di vite anarchiche. Uno spazio consumato, frequentato da un pubblico “outsider”: accanto ai primi punk c’era il freak di ritorno dall’India o da Ibiza, accanto al gay militante trovavi una tribù sempre elegante, accanto al rocker lo studente greco di architettura, accanto all’artista il fruttivendolo del mercato di Sant’Ambrogio, accanto all’attore impegnato il cuoco che arrivava dal Sud. A trent'anni dalla sua chiusura torna rivivere in un libro il Banana Moon, storico locale freak-rock fiorentino che dalla fine degli ani '70 segnò le nuove tendenze musicali e di costume. Un luogo mitico che si trasformò in un incubatore di talenti pop rock , come Franco Battiato o Alberto Camerini che poi esplosero negli anni '80. A raccontare la storia del locale è Bruno Casini, uno dei fondatori del club. "Volevamo essere il Marquee o il CBGB’s fiorentino - dice l'autore nell'introduzione - puntavamo a questi due club internazionali, ma ci veniva in mente anche il Paradiso di Amsterdam, la nostra traiettoria era questa, una scelta coraggiosa ed avventuriera, la nostra era una scelta rockfriendly show. In uno dei tamburini pubblicitari usciti all’inizio per lanciare il locale avevamo scritto: “Il locale apre alla continua ricerca di un nuovo modo di stare insieme”. Il Banana Moon poteva veramente essere un set quotidiano di vita, si palpava, si respirava una nuova “culture club” che stava arrivando in questa città. Gay, freak e rocker ballavano tranquillamente il rumore rock dei Sex Pistols e la trance elettronica dei Kraftwerk. Cani sciolti intelligenti e felici!".

Il libro contiene contributi da parte di Riccardo Pangallo, Giampiero Bigazzi, Riccardo Chiarini, Angelo Savelli, Roberto M. Polce, Giancarlo Riccio, Nicola Vannini, Alberto Pelò, Claudio Gherardini, Andrea Tamassia, Marco Lamioni, Roberto Terzani, Raffaello Carusi.

Voto 8 

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