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  17/10/2017 - 16:45

 

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Expo 2015 di Milano: fine
Speciale Scanner
I padiglioni che ci sono piaciuti di più, Padiglione Italia e quelli di Russia, Francia, Cina, Spagna, Thailandia
Le code che non ci sono piaciute per niente

 




                     di Giovanni Ballerini


Archiviata il 31 ottobre, l’Expo 2015 di Milano passa idealmente  il testimone alla prossima Esposizione Universale che si svolgerà a Dubai dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021. L’Expo milanese, come ha sottolineato il premier Matteo Renzi: "Deve essere il punto di partenza per l’Italia che verrà”. Ma il bilancio ufficiale della manifestazione, che in 184 giorni dovrebbe aver ospitato oltre 21,5 milioni di visitatori, ancora latita e non ci sono dati confermati. Si sa che c'è stata una media di 116 mila visitatori al giorno, che negli ultimi giorni si è incrementata, anche non di poco, ma alla fine a quanto pare, non c’è una certezza incrollabile né sui numeri, né sui conti dell’Esposizione Universale. Sembra che nonostante i trionfalismi degli ultimi tempi, alla fine non sia nemmeno certo il pareggio di bilancio. Anzi.
Non ha torto insomma chi continua a citare l’Expo 2015 come simbolo positivo e trainante, come fiore all’occhiello della ripresa italiana, ma nemmeno chi punta il dito sulle contraddizioni di questo mega evento. Chi le ha subite difficilmente può fare finta di niente sulle file di ore che hanno fustigato la permanenza milanese di ogni visitatore in fiera. Impossibile dimenticare le folle sul decumano e nelle vie adiacenti che hanno creato ingorghi umani a non finire. E che dire delle ore di attesa nei principali padiglioni? A noi sembra che si sarebbero potute evitare (o almeno limitare), visto che il fenomeno non sembra essere certo figlio di un successo imprevisto, ma di una progettualità organizzativa sbagliata nella sostanza. Di fatto, tanti sembrano essersi divertititi a giocare a fare il vigile (milanesi in testa). E, probabilmente, se il personale e i vari responsabili dei vari spazi non si fossero intestarditi nel voler disciplinare con varie strategie l’accesso ai padiglioni, alimentando di fatto le code stesse, l’Expo sarebbe stata più gradevole per tutti. Senza insomma tanti blocchi, senza stretti e inutili labirinti di transenne e soprattutto con una razionalizzazione dello scorrimento nei padiglioni per favorire il libero passeggio (e non i tempi tirannici delle proiezioni video) le cose sarebbero andate sicuramente meglio. Detto questo. Oltre all’Albero della vita e al bellissimo Padiglione Italia, ci sono altri spazi che hanno colpito l’immaginario dei visitatori. Lasciando volutamente da parte quelli invitabili per le inaccettabili ore di coda (che ribadiamo si potevano e dovevano evitare), è bene ricordare i più illuminati e interessanti.
Scanner si è mosso a sua agio ed ha apprezzato molto gli oltre quattromila metri quadri del Il padiglione della Russia. Lo spazio , che è stato concepito per rappresentare il movimento e l'aspirazione verso l’alto, si rivelato uno spazio cordiale e intrigante.
L’argomentato progetto dello studio Speech, firmato dagli architetti Sergei Choban, Alexei Ilin e Marina Kuznetskaya, ha sicuramente rappresentato una riuscita sintesi fra tradizione e innovazione. All’interno sono state declinate le caratteristiche del paese in termini di produzione agricola, mettendo anche in vista i contributi dei grandi scienziati russi, la varietà di cucine e tradizioni dei popoli della Russia, includendo percorsi interattivi, degustazioni di cibi e bevande e tanti interessanti incontri.
Tra le altre strutture dell'esposizione che sono piaciute a Scanner c’è sicuramente la Francia che si è concentrata sulle proprie capacità ed eccellenze e, grazie allo studio parigino XTU Architectes, ha realizzato il prototipo di spazio ad alta vivibilità che ha consentito al pubblico di visitare i suoi spazi con un certo confort, alzando o posando lo sguardo sulla bellezza e l’estro. Una superficie di 3592 metri quadrati animati soprattutto da legno lamellare in una struttura modellata come un grande mercato coperto, animato da un po’ tutti i prodotti e gli stili del mondo alimentare francese.
Anche la Cina è sembrata più vicina. E a Expo Milano 2015 ha sottolineato di puntare sulla gratitudine e la cooperazione del suo popolo, che deve custodire il pianeta come il  contadino cura e protegge la sua terra. Nei 4.590 metri quadri d’esposizione la parola d’ordine era l’uomo è parte integrante della natura: tre macro sezioni hanno illustrato il processo del raccolto secondo il calendario cinese e i progressi scientifici.
Anche Padiglione Thailandia, in 2.947 metri quadri si è ispirato a due simboli della tradizione il ngob (cappello tipico dei coltivatori di riso), il naga, il drago che rappresenta gli spiriti della natura, protettori di fonti, pozzi e fiumi e portatori di pioggia e fertilità, presenti anche sullo stemma del ministero dell’Agricoltura e delle Cooperative. La Spagna ha deciso di puntare sul tema Coltivando il futuro, illustrando i benefici del proprio modello alimentare frutto dell’incontro fra tradizione e innovazione. Il suo padiglione della Spagna propone unsi sviluppa come un avvincente viaggio del sapore. Una valigia di 5x4 metri è il punto di partenza dell’azzeccata installazione audiovisiva dell’artista catalano Antoni Miralda. Altre 20 valigie sono dedicate ad alimenti diversi. Il linguaggio del sapore prosegue veicolando i visitatori nell’immaginazione culinaria di un cuoco attraverso i paesaggi e gli aspetti più rappresentativi della produzione agroalimentare.
Dulcis in fundo il Padiglione Italia (risultato di un concorso internazionale di progettazione aggiudicato da Expo 2015 S.p.A. nel Maggio 2013) è stato invece costruito come illuminato simbolo della grande fabbrica creativa contemporanea. Una sfida architettonica e costruttiva tutta italiana dal forte valore sperimentale: le forme scultoree dell’edificio, ispirato a una foresta urbana sono stati usate 2.000 tonnellate di cemento i.active biodynamic, oltre 700 pannelli ramificati tutti diversi tra loro, 4.000 mq di vela di copertura con  400 tonnellate di acciaio. Il progetto è stato curato dallo studio Nemesi&Partners, che ha creato con tecnologie all’avanguardia un padiglione di forte sperimentalità. Un’architettura-scultura che rimanda ad opere di Land Art. con una spazialità complessa (concepita per esaltare il dialogo fra le varie componenti) e una architettura di elementi unici realizzati con grande attenzione all’innovazione, al design, ma anche a un approccio sostenibile.

Voto 8 

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