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  14/08/2022 - 00:36

 

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43° Festival dei Popoli
Rassegna internazionale del film di documentazione sociale
L'arte di Vedere Giusto: da Nijinski a Varda, da Piavoli a Mnouschkine
Molti inediti in Italia e oltre cento ore di filmati a Firenze dal 15 al 21 novembre 2002

 




                     di Giovanni Ballerini


La 43° edizione del Festival dei Popoli
Filmare il teatro al Festival dei Popoli
I diari di Vaslav Nijinsky al Festival dei Popoli
Il colonialismo italiano al Festival dei Popoli


"Oggi il cinema  ci fa vedere Grande fuori o Piccolo dentro - sostiene il presidente del Festival dei Popoli, Paolo Fabbri -. Ci offre cioè gli effetti speciali su grande schermo o l'intimità delle nostre angustie private. Il Festival dei popoli intende sfuggire a questa alternativa e propone invece di Vedere Giusto. Vuol mostrare eventi e attori sociali che contano nelle comunità locali e nella collettività globale, per proporli ad un giudizio di senso e di valore. Perché, oltre alla libertà di critica, ci vuole spirito critico".

Due concorsi (internazionale e italiano), ma anche sezioni caratterizzanti come il Presente Documentato, Filmare la Musica e la nuova Filmare il Teatro, in collaborazione col Teatro Metastasio stabile della Toscana diretto da Massimo Luconi, poi una sezione tematica dedicata al sogno dell'Impero e l'incubo del dominio: Immagini del colonialismo italiano, infine un omaggio a Cesare Zavattini (nel centenario della nascita) e alcuni eventi speciali. Ecco in sintesi la 43° edizione del Festival dei Popoli, che si tiene a Firenze dal 15 al 21 novembre 2002. Più che un claim, che uno slogan l'arte di "vedere giusto" si propone come progetto unificante della manifestazione, che apre tra l'altro i suoi obiettivi (con 4 opere inedite in Italia) su Nijinsky e Agnes Varda, Franco Piavoli e Ariane Mnouchkine.

"In un mondo che cambia, quel che é giusto non lo conosciamo in anticipo. - Sottolinea il direttore del Festival dei Popoli Mario Simondi -. La qualità cognitiva ed estetica, le relazioni familiari e pubbliche, i rapporti di potere sono in transizione. Allora la capacità di giudicare a cui il Festival ci invita é quella d'immaginare, insieme e ora, gli stessi criteri della valutazione. Per provare, informati, a ricostruire nel non-luogo dei media di massa e dei sondaggi quella pelle della società che é l'opinione pubblica".  

E se la sezione Filmare la Musica propone interessanti documenti su John Zorn (A bookshelf on top of the sky) e sul brasiliano Gilberto Gil (Viva São João!), un lungometraggio sulla recente tournée americana del bassista Peter Kowald (Off the road), una serie di mini film su una serie di giovani rock band americane, questo festival (unico in Italia per la formula e la qualità delle proposte), presenta quest'anno anche una serie di eventi speciali. Tra questi citiamo la prima italiana di Al primo soffio di vento, il film di Piavoli proposto con successo anche dal festival di Locarno, e la prima mondiale, in contemporanea con Parigi, di Les Glaneurs et la Glaneuse deux Ans apres della Varda, un poetico collage alla ricerca delle cose marginali. Da non perdere anche Marlene Dietrich: Her Own Song: un montaggio di materiali in parte inediti per un ritratto controcorrente dell'Angelo azzurro. Oltre 100 le ore di proiezione in calendario, per lo più al cinema Alfieri Atelier, in parte all'Istituto Stensen e al teatro Metastasio di Prato che inizia una collaborazione con il Festival con due filmati d'autore, Tambours sur la digue della Mnouchkine e The diaries of Waslav Nijinsky. Ricco, come sempre, il corredo di convegni e incontri con gli autori.

Tra gli altri titoli di richiamo ricordiamo Il leone del deserto (il film, mai distribuito in Italia, sull'epopea di Omar el Mukhtar). Domestic violence (196 minuti) è invece un reportage dagli Usa sulle umiliazioni familiari di cui sono spesso vittime donne e bambini. Fabrica, il centro culturale Benetton, presenta inoltre Welcome in Italy, dedicato al modo non esattamente fraterno con cui l'Italia accoglie l'immigrazione.

Tra film del concorso internazionale due sono dedicati al medioriente: Gaza Strip dell'americano James Longley e Aux Frontières della franco-libanese Danielle Arbid. Dalla Francia arriva anche un reportage su un altro tipo di guerra, quella per il controllo della maison Gucci (La guerre du luxe).

Il compito di scegliere i vincitori è affidato a una giuria internazione diretta da Franco Piavoli.

Voto 8 

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