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  17/10/2017 - 16:49

 

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Cannes 69
Una macchina festival gigante e ipertrofica
Fra i film in concorso “Pericle il nero” di Stefano Nardini, con Riccardo Scamarcio, è l'unico italiano in gara, nella sezione Un certain régard. Nessun titolo nella categoria ufficiale.
Dal 11 al 22 maggio 2016 sulla Croisette

 




                     di Matteo Merli


Stupisce e incanta, anche solo dai nomi annunciati, Cannes 2016. Almodóvar, Assayas, Dardenne, Dolan, Dumont, Jarmusch, Loach, Mendoza, Mungiu, Park, Penn, Puiu, Verhoeven, Winding Refn, sono il manifesto d’attacco di un concorso internazionale di alto livello. Con l’ingresso di Pierre Lescure alla presidenza del festival, si riconferma la solidità della gara ufficiale, con i soliti autori celebrati che ovviamente portano consensi e spettacolo all’evento mondano in se. Infatti la Francia primeggia come grande forza produttiva, con ben quattro opere in concorso: Personal Shopper di Assayas, Ma loute di Dumont, Rester vertical di Alain Guiraudie e Mal de pierres di Nicole Garcia, senza dimenticare i fratelli Dardenne (La fille inconnue) e il canadese Xavier Dolan, che tenta la corsa alla Palma d’Oro con l’atteso Juste la fin du monde. Più coraggiosa e meno prevedibile Un certain régard, con opere provenienti da diverse nazioni, dall’Egitto alla Finlandia. L’Italia esclusa dal tabellone primario, trova in questa sezione la presenza di Pericle il nero di Stefano Mordini (con Riccardo Scamarcio), in compagnia con After the Storm di Hirokazu Kore-eda. Fuori concorso, pieno zeppo di autori attesi:   Woody Allen, Steven Spielberg, Rithy Panh, Paul Vecchiali, Albert Serra, Mahamat-Saleh Haroun, Jodie Foster e Na Hong-jin. Alla Quinzaine des réalisateurs, la flotta italiana spicca con La Pazza gioia di Paolo Virzì e Fiore di Claudio Giovannesi. Film d’apertura, con grande sorpresa sarà i Fai bei sogni, che Marco Bellocchio ha tratto dal romanzo autobiografico di Massimo Gramellini. Da tenere d’occhio anche Joachim Lafosse
( L’Economie du couple ), Laura Poitras (Risk), Kim Nguyen ( Two Lovers and a Bear. Poi non mancano i richiami cinefili, quali:
Alejandro Jodorowsky (Poesía sin fin) Paul Schrader (Dog Eat Dog, scelto come film di chiusura) e Pablo Larraín con il suo Neruda, personale lettura della vita del più importante poeta cileno di ogni tempo. Da non sottovalutare anche la Semaine de la critique, segmento vitale che punta su autori giovani che trovano il loro palcoscenico ideale per dare slancio alla loro carriera. Cannes è questa, una macchina festival gigante, ipertrofica, convenzionale e spettacolare, che come ogni anno è sotto i riflettori dei media mondiali.

Voto 9 

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