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  21/07/2019 - 19:31

 

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Sacro GRA
Il leone d’oro più indipendente che mai
La rivincita del documentario parte dalla 70° Biennale Cinema
Regia: Gianfranco Rosi. Documentario, durata 93 min. Italia 2013

 




                     di Matteo Merli


Presentazione Biennale Cinema 2013
Perle dalla 70° Mostra – prima parte
Perle dalla 70° Mostra – seconda parte
Sacro GRA Il leone d’oro più indipendente


Gianfranco Rosi è stata la sorpresa dell’ultima Mostra veneziana, perché molti non conoscono questo regista né la sua opera. Diciamolo senza remore: il documentario in Italia interessa poco, va bene per colmare qualche palinsesto di rete ma non ha appeal nei confronti del pubblico e viene alla ribalta solamente quando vince un premio importante ad un festival, come in questo caso. Ma a ben vedere, Rosi ha una carriera di solido documentarista, che ha compiuto lavori interessanti e suggestivi nella sua perenne ricerca di esistenze ai margini, che descrivono un mondo in disparte e distante dai nostri occhi affamati di immagini, spesse volte vane o superflue. Rosi nel Sacro Gra, si intrufola in maniera mansueta e dialogante con le diverse umanità che esercitano il loro diritto alla sopravvivenza nei pressi del Grande raccordo anulare di Roma. Qui, si incontra un nobile piemontese decaduto che vive con la figlia in un appartamento in periferia, un pescatore d'anguille, un esperto botanico che combatte per la sopravvivenza delle palme, un paramedico con una madre affetta da demenza senile, delle prostitute transessuali, un nobile che vive in un castello affittato come set per fotoromanzi, e tante altre figure pittoresche e vitali.
L’intento del regista è seguire una traccia non lineare nel montaggio, per dare libero sfogo a queste storie, che sono la testimonianza della diversità insita che vive e si muove in questa zona d’ombra alle spalle della capitale. Un lavoro certosino e lungo nel tempo, che si è colmato in una ricerca durata due anni e ha trovato la sintesi in questi percorsi umani che danno l’idea di un paesaggio ambientale sistematico nella creazione di una fauna umana imprevedibile e paradossale, costituendo la mappatura di un paese, L’Italia, ancora poco conscia del suo passato e del suo presente spezzato in piccoli frammenti spersi ai ridossi di una grande città: qui, però vive concretamente una popolazione attiva e non inerme che costituisce un tessuto di memorie e incontri capace d trasfigurare il reale nella mitologia cinematografica. Per questo il presidente della giuria Bernardo Bertolucci ha voluto premiare una pellicola che fosse testimonianza di un cambio di passo rispetto al cinema d’autore d’elite: un autore che filma le sue opere da solo con la cinepresa, in maniera indipendente e lontano dalle strettoie del cinema produttivo romano. Un segnale ben preciso della Biennale Cinema anche per il futuro cinema italiano, che segue a ruota la Coppa Volpi per la migliore recitazione femminile alla grande attrice di teatro Elena Cotta per il film di Emma Dante Via Castellana Bandiera, debutto che fa ben sperare per il suo proseguo nel mondo del cinema nostrano. Ci si lamenterà per i due premi eccessi al film greco Miss Violence, ci si lamenterà per il mancato Leone d’oro a Tsai Ming-liang, ci si lamenterà per non aver premiato il talento di Xavier Dolan, ma in fondo le giurie non accontentano mai nessuno e almeno in questo caso, non hanno solo premiato un bel film, ma ha dato un segnale ben preciso per il futuro del cinema non solo italiano.

Voto 7½ 

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