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  12/11/2018 - 20:45

 

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68° Berlinale
Un festival mastodontico
All'attore statunitense Willem Dafoe l'Orso d'oro Onorario alla carriera
Dal 15 al 25 febbraio 2018 a Berlino

 




                     di Matteo Merli


Sfodera un cartellone di tutto rispetto La Berlinale. Benoît Jacquot, Gus Van Sant, Alexey German Jr., Malgorzata Szumowska, Philip Gröning, Thomas Stuber, Isabel Coixet e Lars Kraume, oltre a Wes Anderson che aprirà il festival con L'isola dei cani, sono solo alcuni dei nomi dell'appuntamento tedesco per il cinema internazionale. L’Italia presenta Figlia mia di Laura Bispuri, seconda opera con Alba Rohrwacher, questa volta affiancata da Valeria Golino, sull'universo femminile raccontato attraverso scelte e scoperte del passaggio all'età adulta.
Ambientato nella Sardegna contemporanea, narra   la storia di una bambina di dieci anni a cui la vita, in una sola estate, si rivela in tutta la sua complessità. Vittoria (Sara Casu) vive un'infanzia tranquilla con il papà e la mamma finché qualcosa non la insospettisce. La bambina ha un rapporto simbiotico con Tina, madre amorevole, ma per una serie di vicende inizia a frequentare Angelica, una donna fragile e istintiva dalla vita scombinata che abita a tre km di distanza, in aperta campagna. Tra le due nasce un rapporto fortissimo fino a scoprire chi delle due donne è la vera madre.
Gli altri registi in gara, sono:   Wes Anderson con il suo L'isola dei cani, primo film d'animazione ad inaugurare la Berlinale, presenta una nuova galleria di eccentrici personaggi doppiati da attori famosi come Bill Murray, Jeff Goldblum, Tilda Swinton, Frances McDormand, Bob Balaban, Edward Norton, Yoko Ono, Scarlett Johansson e Greta Gerwig, solo per citarne alcuni. Isle of Dogs immagina un Giappone del 2037, in cui tutti i cani vengono messi in quarantena su un'isola di rifiuti a seguito dell'influenza canina. Cinque cani, stufi della loro misera esistenza isolata dal mondo, offrono aiuto a un ragazzino, Atari Kobayashi, che giunge sull'isola per ritrovare il suo cane Spots. il regista indipendente filippino, Lav Diaz, non mancherà certamente di stupire con Ang Panahon ng Halimaw (Season of the Devil), descritto come un musical antimusicale, un'opera rock che scava nella mitologia, accompagnato da 33 canzoni composte dal regista stesso.
Grandi speranze sono riposte anche in Don't Worry, He Won't Get Far on Foot che segna il ritorno alla regia di Gus Van Sant dopo l'esperimento deludente di La foresta dei sogni (2015). Presentato in anteprima al Sundance Festival, il nuovo lungometraggio del regista statunitense è un biopic sulla vita tormentata del disegnatore John Callahan, ispirato alle sue memorie intitolate "Don't Worry, He Won't Get Far on Foot". Interpretato da un irriconoscibile Joaquin Phoenix, Callahan rimane paralizzato in seguito a un incidente automobilistico e si rifugia nel disegno come forma di terapia. Alla guida di un cast eccezionale, tra cui Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black e Udo Kier. Dalla Francia invece arriva La prière di Cédric Kahn, la storia spirituale di Thomas, un ragazzo di 22 anni che per uscire dalla dipendenza, si unisce a una comunità isolata tra le montagne gestita da ex tossicodipendenti che si curano con la preghiera. Eva di Benoît Jacquot, che segna la sesta collaborazione del regista con Isabelle Huppert, e un nuovo adattamento dell'omonimo romanzo di James Hadley Chase, costruito come un thriller psicologico sulla storia di una donna misteriosa che irrompe nella vita di Bertrand (Gaspard Ulliel), scrittore promettente.   Tra i titoli tedeschi incuriosisce, invece, la storia di pubertà e incesto chiamata Mein Bruder heißt Robert und ist ein Idiot (My Brother's Name is Robert and He is an Idiot) di Philip Gröning, regista di The Police Officer's Wife (Premio Speciale della Giuria alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia). Khook (Pig) del regista iraniano Mani Haghighi è una commedia sulla difficoltà di realizzare film nel suo Paese, Toppen av ingenting (The Real Estate) di Måns Månsson e Axel Petersén ironizza sul torbido mercato immobiliare svedese e Transit di Christian Petzold riflette sulla transitorietà dei rifugiati condannati a vivere in attesa. Inoltre sono da seguire le sezioni Forum e Panorama, con diversi autori promettenti e pellicole tutte da scoprire. Un particolare omaggio viene riservato a Willem Dafoe. Al sessantaduenne attore statunitense viene infatti assegnato l'Orso d'oro Onorario alla carriera, e viene proposta al festival una selezione dei suoi film più famosi.
Notevole anche la retrospettiva sul cinema di Weimar. Un Festival come sempre invitante nelle sue innumerevoli proposte e accogliente per ogni cinefilo che vuole vivere appieno una manifestazione cinematografica di questa portata.

Voto 8 

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