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  18/06/2018 - 07:42

 

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Duemila, l'anno di Piero della Francesca
Ad Arezzo restaurato il ciclo di affreschi di Piero della Francesca
La leggenda della "Vera Croce"
Nella Cappella Maggiore della Basilica di San Francesco

 




                     di Loredana Carena


Dopo un lungo lavoro di restauro durato ben 15 anni il ciclo di affreschi di Piero della Francesca, "La Leggenda della Vera Croce", è tornato nella sua versione originaria. L’intervento è stato possibile grazie all’impegno congiunto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Soprintendenza ai Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Arezzo, dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e al contributo finanziario della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

Il ciclo pittorico, che decora le pareti della Cappella Maggiore della Basilica di San Francesco ad Arezzo, venne eseguito da Piero della Francesca a partire dal 1452, anno in cui morì Bicci di Lorenzo, il pittore fiorentino a cui l’aretina famiglia Bacci aveva precedentemente affidato l’incarico di decorare la cappella della basilica.
Piero della Francesca continuò immediatamente i lavori interrotti, che, sino a quel momento, avevano riguardato soltanto la volta a crociera con i quattro Evangelisti, il prospetto dell’arco trionfale con il Giudizio Universale e l’intradosso dell’arco con i due Dottori della Chiesa. Il tema del ciclo venne tratto dalla "Leggenda Aurea" di Jacopo da Varagine, la principale fonte iconografica per numerosi artisti toscani sin dal XIV secolo. La vicenda si sviluppa attraverso 12 episodi principali, iniziando dalla Morte di Adamo, raffigurata nel lunettone della parete destra, e concludendosi con l’ Esaltazione della Vera Croce, che occupa il lunettone della parete sinistra, e con l’Annunciazione. In base ai documenti notarili si è potuto desumere che l’intero ciclo venne concluso da Piero della Francesca nel 1466 con una sola interruzione negli anni 1458 - 1459.
L’intervento di restauro de "La Leggenda della Vera Croce" ha richiesto numerosi anni di lavoro, in quanto lo studio di indagine preliminare ha riguardato non soltanto le superfici dipinte, ma anche il sistema strutturale della basilica stessa e l’assetto urbanistico circostante. L’edificio sacro, infatti, costruito nel 1290, presentava sin dall’inizio notevoli problemi statici, causati in parte dalla natura del terreno su cui poggiava, in parte dal fatto di essere stato fondato su preesistenze medievali. Tale situazione fece sì che Piero delle Francesca dovette dipingere su pareti instabili e dissestate, che lui stesso fu costretto a ristuccare prima di stendere l’intonaco preparatorio come base per gli affreschi.
I danni maggiori alla struttura si ebbero nel XVI secolo, quando la costruzione di un campanile addossato alla parete destra della cappella, provocò gravi danneggiamenti alla lunetta decorata con la Morte di Adamo. Durante l’invasione napoleonica del 1799 la basilica divenne l’accampamento provvisorio di alcuni reparti francesi di stanza in Toscana, i quali si dilettarono nello sfregiare e nel rovinare la preziosa serie di affreschi. Da tutto ciò risulta come l’intera superficie pittorica subì, nel corso dei secoli, ingenti danni dovuti a differenti fattori, a cui si deve aggiungere la scarsa manutenzione della struttura basilicale con conseguente infiltrazione di acqua dal tetto, che, per decenni, "contribuì" al dilavamento dell’intonaco murario. Gravi danni, inoltre, furono causati dalla così detta "solfatazione", ovvero la trasformazione del carbonato di calcio, elemento con cui è formato l’intonaco che ingloba il colore, in solfato di calcio, cioè gesso. A ciò si aggiunsero altri fenomeni come "sbollature", distacchi dell’intonaco dipinto, esfoliazioni, polveri inquinanti e resti dei restauri precedenti (resine, ecc...). Considerando il forte stato di degrado degli affreschi la Soprintendenza aretina ritenne opportuno, circa venti anni fa, intervenire non soltanto con un restauro estetico di ripulitura dell’opera dalle sostanze sovrapposte nei restauri precedenti, ma anche con un restauro di tipo conservativo.

Le indagini precedenti la fase operativa dell’intervento di restauro vero e proprio hanno, inoltre, contribuito ad aumentare le conoscenze relative alle tecniche pittoriche adottate da Piero della Francesca. Nel corso degli studi è emerso, infatti, che l’artista dipinse sia a "buon fresco" che "a secco", usando sull’intonaco tempere grasse, biacche, lacche e verderame, ovvero le tecniche comunemente utilizzate per i dipinti su tavola. Il lungo e impegnativo lavoro sul ciclo de "La Leggenda della Vera Croce" ha consentito, quindi, di riportare alla sua originaria bellezza una delle principali opere rinascimentali, eseguite da uno dei maestri della pittura italiana, quale fu Piero della Francesca.

Info: "La leggenda della Vera Croce" ciclo di affreschi. Basilica di San Francesco, Piazza San Francesco – Arezzo. Visite solo su prenotazione telefonando ai numeri 06/ 32810 - 0575/ 900404 o collegandosi al sito www.pierodellafrancesca.it . Orario prenotazioni: tutti i giorni 9,00 - 19, 00; periodo pasquale: Giovedì, Venerdì e Sabato ore 9,00 - 19,00. Biglietteria presso il Palazzo ex - Chiavi d’oro, Piazza San Francesco; orario biglietteria: 8,30 - 19,30.

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