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  20/06/2018 - 19:20

 

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Vittore Grubicy
L’Europa: alle radici del Divisionismo
Il talent scout di fin de siécle
Al GAM di Torino sino al 9 ottobre 2005, al MART di Rovereto dal 28 ottobre 2005 al 15 gennaio 2006

 




                     di Loredana Carena


Quale ruolo ricoprì Vittore Grubicy nel mondo dell’arte alla fine dell’Ottocento? E’ questa una delle tante domande a cui si può rispondere visitando la mostra “ Vittore Grubicy e l’Europa: alle radici del Divisionismo” organizzata congiuntamente dalla GAM di Torino e dal MART di Trento e Rovereto e curata da Annie Paul Quinsac, una tra le prime studiose ad avere analizzato l’importanza di Grubicy per la nascita del Divisionismo italiano e ad avere pubblicato alcune delle sue lettere. L’esposizione intende proporre in toto la figura di Grubicy quale mercante, pittore, critico d’arte e personaggio nella vita privata all’interno di quel fervido e variegato contesto europeo che fu scenario della sua attività.

Nato a Milano nel 1851, Grubicy, dopo la formativa esperienza londinese in qualità di mediatore dell’antiquario milanese Pedro Nessi, capì quali fossero i poli del mercato dell’arte dell’epoca su cui focalizzare l’attenzione: Londra, Parigi e l’Olanda (Amsterdam o l’Aia). Scelse l’Aia, città più affine alla sua personalità, dove trascorse tre anni impegnato in uno stretto sodalizio con gli artisti locali della così detta Scuola dell’Aia per diffondere la conoscenza dei loro lavori anche in Italia e per promuovere l’arte italiana all’estero. Sin dall’inizio Grubicy si rivelò un vero talent scout come dimostrano i nomi degli artisti che lui fece conoscere in Italia: Anton Mauve, i tre fratelli Maris, Jozef Israels, Bastian Tholen, Philip Zilcken, ecc…

Fu proprio in questo contesto culturale di reciproco scambio che Vittore si scoprì anche pittore ritraendo, inizialmente con al tecnica del disegno e dell’acquerello, l’affascinante paesaggio della brughiera olandese in puro spirito di divertissement. Soltanto dopo il 1890, in seguito al forzato allontanamento dalla galleria milanese per i disaccordi con il fratello Alberto, Vittore fece della pittura la sua attività principale. Risalgono all’ultimo decennio del secolo i suoi quadri più significativi stilisticamente e iconograficamente anche se è difficile datarli con esattezza data l’abitudine dell’artista di riprendere ogni lavoro a distanza di tempo, anche di anni, sia sovrapponendo all’immagine originaria uno strato di vernice da ritocco per inserirvi il fitto reticolo puntinato di colore, che caratterizza il suo divisionismo, sia trasferendo il dipinto su un’altra tela preparata a gesso. L’intenso decennio creativo si interruppe nel 1899 con l’improvvisa morte di Giovanni Segantini, pittore che lo stesso Grubicy scoprì e scelse di inserire nella sua scuderia di artisti da fare conoscere al mondo europeo.

Sicuramente Vittore fu un eccezionale scopritore di talenti come dimostra l’elenco dei nomi degli artisti, ancora in erba, che egli portò a Londra nel 1888 in occasione della “Italian Exhibition”: Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Attilio Pusterla, Achille Tominetti Giuseppe Giani e Mario Quadrelli. A questi affiancò i già noti Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni . Una scelta che evidenziò le tendenze artistiche prevalenti dell’epoca: da un alto un gusto per il paesaggio tardo - romantico (Cremona), dall’altro l’interesse per un naturalismo luminista (Segantini e Tominetti).

Due anni dopo l’esperienza londinese, Grubicy organizzò, presso la Società per le Belle Arti ed Esposizioni di Milano, la mostra postuma dedicata a Daniele Ranzoni curandone il catalogo e divenendo così il primo biografo e critico dell’artista di Intra.

Grubicy trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi interamente alla pittura sempre nel solco di quel divisionismo sui generis, ovvero quel modo di dipingere a puntini e a piccole tacche conosciuto osservando le opere di Segantini e dei Neoimpressionisti belgi a cui si legò in qualità di loro mercante.

Vittore morì a Milano nel 1920 lasciando in eredità alle Civiche Raccolte d’Arte di Milano le proprie opere e quelle della sua personale collezione di disegni e di dipinti di autori diversi tra i quali alcuni capolavori come “Il ritratto di Grubicy” di Romolo Romani, “High Life” di Tranquillo Cremona, “La Madonna dei grisantemi” di Gaetano Previati e “Mamma Antonietta” di Camillo Rapetti.

Le volontà testamentarie di Grubicy furono, quindi, l’atto finale di una vita trascorsa nella continua ricerca di qualcosa di veramente innovativo da lasciare in eredità alle generazioni future.

Info: “Vittore Grubicy e l’Europa: alle radici del Divisionismo”, mostra a cura di Annie –Paule Quinsac.

GAM, via Magenta n. 31 – Torino – tel. 011/ 4429518. Sino al 9 ottobre 2005.

MART, Palazzo delle Albere, via R. Sanseverino n. 45 – Rovereto – call center 800/397760. Dal 28 ottobre 2005 al 15 gennaio 2006.

Civiche Raccolte d’Arte Moderna, Museo dell’Ottocento, Villa Belgiojoso Bonaparte, via Palestro n. 16 – Milano – tel. 02/76002819. Sino al 15 gennaio 2006.

Voto 8 

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