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  20/10/2017 - 23:33

 

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L'Avanguardia russa
La Siberia e l'Oriente, Kandinsky, Malevič, Filonov
Un viaggio straordinario, in una terra di frontiera ai confini del mondo, tra ghiacci e deserti sterminati
Firenze, Palazzo Strozzi dal 27 settembre 2013 al 19 gennaio

 




                     di Giovanni Ballerini


L’arte russa ha potuto attingere più di ogni altra a un Oriente dalle molteplici sfaccettature che si estende geograficamente dalle steppe dell’Asia all’India, dalla Cina al Giappone. La mostra di Palazzo Strozzi conduce il visitatore a percorrere, attraverso le opere dei grandi artisti del primo ’900, un viaggio straordinario, in una terra di frontiera ai confini del mondo, tra ghiacci e deserti sterminati.
130 opere (79 dipinti, acquerelli e disegni; 15 sculture e 36 tra oggetti del repertorio etnoantropologico e incisioni popolari) suddivise in 11 sezioni, per esplorare la complessa relazione fra l’arte russa e l’Oriente, attraverso pittori famosissimi come Wassily Kandinsky, Kazimir Malevič, Natal’ja Gončarova, Michail Larionov, Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, che influenzarono lo sviluppo dell’arte moderna ormai un secolo fa. Artisti profondamente consapevoli dell’importanza dell’Oriente, che contribuirono a un ricco dibattito culturale che lasciò un segno profondo e permanente sulle teorie estetiche del tempo come sulle opere realizzate in quel periodo.
la mostra curata da John E. Bowlt, Nicoletta Misler ed Evgenija Petrova mette in relazione gli esponenti principali dell’Avanguardia russa con altri artisti dell’epoca, altrettanto significativi benché forse meno noti, come Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov e Vasilij Vatagin, la maggior parte delle cui opere sono esposte in Occidente per la prima volta. Il risultato è presentare la varietà e profondità dell’arte russa del periodo modernista, sottolineando l’importanza delle radici culturali euroasiatiche nella visione dell’arte russa, che mescolava la razionalità della civiltà occidentale con l’ardore dell’Oriente. Fuoco e ghiaccio possono essere utilizzati come metafora dell’avvicinamento ideologico e artistico della Russia verso l’Oriente, manifestatasi soprattutto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
L’interesse non si rivolse soltanto alla Siberia e all’Estremo Oriente, ma anche verso i deserti riarsi del Turkestan e le regioni artiche. Il concetto Fuoco e ghiaccio include anche il dualismo che guidò i talenti creativi, tra l’altro, di Wassily Kandinsky e Kazimir Malevič. Se, dunque, il ghiaccio denota l’osservanza del canone, il fuoco può anche assumere le caratteristiche dell’estasi pagana. Non tutte le opere della mostra possono essere inserite in questa cornice, ma il confronto può aiutare il visitatore, guidandolo nel vasto territorio dell’arte russa (dai deserti ghiacciati alle torride pianure delle steppe) lungo le rotte siberiane, caucasiche, artiche e asiatiche.

Voto 8 

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