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  18/06/2019 - 20:46

 

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Sergio Staino
Il romanzo di Bobo
Milano, Feltrinelli, 2001; pp. 224
Una raccolta delle strisce del fortunato personaggio di Staino

 




                     di Paolo Boschi


Il noto vignettista Sergio Staino è nato a Piancastagnaio nel 1940: laureato in architettura, vive sulle colline di Scandicci, e come disegnatore satirico il suo personaggio più famoso è sicuramente Bobo, che ha debuttato nel 1979 sulle pagine di “Linus”. Nel ricco curriculum di Staino – insieme ai colleghi Ellekappa ed Altan tra i più grandi vignettisti satirici di sinistra – figurano collaborazioni a “L’Unità” (dal 1982 fino alla sospensione del quotidiano nel 2000), “TV Sorrisi e Canzoni”, il “Venerdì di Repubblica”, “Smemoranda”, “Cuore”, “L’Espresso”, “Panorama”, il “Corriere della Sera”, “Panorama” ed ovviamente a “Tango”, settimanale satirico da lui stesso nel 1986 fondato e diretto (tra il 1987 e il 1988 ha inoltre diretto per RaiTre la rubrica satirica “Teletango”). Staino ha infine diretto (e sceneggiato) due film - Cavalli si nasce del 1988 e Non chiamarmi Omar del 1992 – e pubblicato numerose raccolte, vincendo molti premi per la satira: l’ultima in ordine di tempo è Il romanzo di Bobo, che raccoglie un gran numero delle strisce incentrate sul personaggio di Bobo ed apparse su “L’Unità” tra il 1997 ed il 2000. Particolarmente estroso è l’ordinamento del volume: anziché optare per un taglio cronologico Staino ha preferito crearsi anomale categorie come le Rose, gli Eroi, i Tarallucci, i Vini e le Stelle: se tale scansione sembra curiosa è perché è effettivamente curiosa, ma pagina dopo pagina lascia intravedere una ben precisa logica di riepilogazione interna. Per quanto le strisce di Bobo siano state spesso ispirate a dati di cronaca, a distanza di tempo risultano comunque dotate di autonomia e vita propria. E Bobo si conferma un personaggio ancora oggi assai vitale dopo oltre vent’anni di onorata carriera satirica, un personaggio dalla decisa valenza autobiografica, con la moglie peruviana, i due figli e l’amico Molotov: un uomo di buona volontà e convinto militante di sinistra, ma spesso confuso dai cambiamenti di nome del partito e da una linea che, tra Occhetto, D’Alema e l’Ulivo, finisce per farsi tortuosa. Ne Il romanzo di Bobo figurano infatti molti dubbi, e non solo dal punto di vista politico, ma sulle tematiche che risultano di difficile spiegazione per qualunque padre, compreso Bobo: il caso Sofri, il razzismo, l’ex Jugoslavia, la prostituzione, il selvaggio dilagare della New Economy, l’emarginazione, la morte degli ideali, il dramma delle donne afgane. Un libro di narrativa disegnata che molto fa ridere ma molto più fa pensare, come è logico attendersi da bandes dessinées d’ambito non comico ma satirico. Questa raccolta è aperta da una bella introduzione firmata da Antonio Tabucchi, che ha stilato per l’occasione un dettagliato (quanto sentito) ritratto di Bobo.

Sergio Staino, Il romanzo di Bobo, Milano, Feltrinelli, 2001; pp. 224

Voto 7½ 

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