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  25/05/2012 - 01:31

 

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Marco Vichi
Un tipo tranquillo
la storia nera di un uomo come tanti
Guanda 2010, collana I narratori della Fenice, pag 235, € 16,00

 




                     di Tommaso Chimenti


Quelle vite ordinarie che basta poco per farle deviare, quell’immensa massa di date, orari, appuntamenti fissi e prefissati di giorno in giorno, settimane e poi mesi che in un attimo diventano anni. Una vita ordinaria, nessun sussulto per il nostro Mario Rossi, nome più “normale” e nazionale, quasi inutile, non poteva esserci, per il protagonista del nuovo romanzo di Marco Vichi, “Un tipo tranquillo”. Già, attenzione ai tipi tranquilli, forse covano dentro qualcosa, che sia rabbia, astio, veleno, qualcosa che prima o poi uscirà portandosi dietro molti detriti. La classica “Gente tranquilla” che cantano i Subsonica, quella che lascia sbigottiti i vicini di casa all’arrivo delle ambulanze e delle telecamere: “Era una persona perbene”, si sentono dire increduli. Mario è ragioniere sessantenne, una vita insulsa fatta di scadenze, senza amore, senza concessioni alla felicità, ma non una vita triste, soltanto non vissuta. Casa, lavoro, una moglie che forse non ha mai amato, due figli ormai grandi che quasi non conosce. La morte della moglie lo coglie impreparato, ma è come se gli rendesse forze e gioventù. Non ne è dispiaciuto, va in pensione e comincia la sua via crucis di perdizione tra prostitute, alcool, un carnevale goethiano tra sensi di colpa ed autopunizioni. E’ un nuovo mondo di giochi, infernale, diabolico ma che lo fa sentir vivo, un girone di demoni, che si agitano fuori e dentro il nostro Rossi, una via crucis fino a toccare il fondo, una roulette che fa alzare sempre più la posta in gioco. Come se le regole, imposte dalla società e digerite senza analisi, di una vita si fossero dissolte, liquefatte, distrutte con la dipartita della moglie che, in qualche modo, teneva insieme cocci e frustrazioni di vite normali. In definitiva un’idea molto “democristiana” e cattolica della famiglia, legami stretti e saldi fanno da collante alla società che altrimenti si perderebbe nell’anarchia. Le democrazie occidentali, dopotutto, sono fondate su questo. Interessante il suo sito www.marcovichi.it.

Voto 7 + 

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