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  17/12/2018 - 00:57

 

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Andrea Camilleri
Il gioco degli specchi
Un romanzo con Salvo Montalbano in gran forma e ben riconoscibile
Palermo, Sellerio, 2011; pp. 253

 




                     di Paolo Boschi


Secondo abitudine con la stagione estiva tra gli scaffali delle librerie si riaffaccia puntualmente una nuova avventura della serie Montalbano della collana “ La Memoria”, una tradizione ormai consolidata iniziata a metà degli anni Novanta che ha conquistato intere schiere di lettori all'inesauribile Andrea Camilleri, il più stupefacente fenomeno letterario partorito dal Belpaese da decadi a questa parte. Il gioco degli specchi restituisce al gentil pubblico il popolare commissario di Vigàta in tutta la sua impagabile forza di personaggio seriale: in questo libro Salvo Montalbano appare in gran forma e ben riconoscibile agli aficionados che hanno gustato tutti i romanzi della serie (questo è il diciottesimo), mentre i neofiti potranno scoprirlo compiutamente per la prima volta. Già, perché la bravura di Camilleri consiste anche nel tratteggiare con poche efficaci pennellate un personaggio che ormai sembrerebbe non aver più da dire niente di nuovo, ivi compresi i luoghi dell'ambientazione e i personaggi, che con qualche agile schizzo vengono ogni volta contestualizzati in modo incisivo a favore di chi 'azzanna' il primo morso della serie, senza risultare affatto ridondante a chi invece continua a gustarsela da anni. Dentro c'è un po' tutto: i sogni premonitori, il Montalbano uno che parla col Montalbano due nel consueto sdoppiamento che al personaggio serve a chiarirsi le idee con se stesso, le consuete mangiate di pesce fresco alla trattoria di Enzo, la colorita galleria della stazione di polizia di Vigàta – da Catarella, che stavolta diventa perfino protagonista, al valido Fazio ed allo sciupafemmine Mimì Augello -, le “sciarratine” telefoniche con la fidanzata Livia di Boccadasse, Genova, gli incroci televisivi con Retelibera e Televigàta, e poi gli immancabili casi polizieschi che il genere richiede. Il titolo del romanzo prende infatti spunto da una celebre scena di un film di Orson Welles, La signora di Shangai, in cui il protagonista si trova nella sala di specchi di un lunapark, circondato da molteplici immagini illusorie, un titolo perfettamente calzante col doppio intreccio del romanzo. Il primo è un attentato esplosivo (fallito) che non si capisce bene a chi fosse diretto e di cui gli autori si sforzano con ostinazione di offrire piste false per depistare le indagini. Il secondo invece si riferisce ad un colpo di pistola esploso verso la macchina di Montalbano stesso, che all'inizio pensa ad uno scontro a fuoco in cui si è trovato coinvolto per caso, purtroppo incompatibile con la dinamica e con la tipologia del proiettile. E poi, come spesso capita nei romanzi della serie, non manca neppure una nuova figura femminile, ovvero l'attraente vicina di casa di Montalbano, che il nostro in modo disinteressato aiuta dopo che qualcuno le ha manomesso l'auto durante la notte, una donna sposata che immediatamente stringe amicizia col commissario – che però intuisce subito che non la signora non gliela sta raccontando giusta –. Alla fine, manco a dirlo, il protagonista intuirà il collegamento latente necessario a risolvere entrambi i casi, che nel frattempo hanno chiesto un cruento tributo, per assicurare alla giustizia i responsabili manipolandoli ad arte. Il gioco degli specchi   non è il migliore romanzo della serie, ma si fa leggere con piacere fino all'ultima pagina e ci restituisce un Camilleri in gran forma, in attesa della prossima sorpresa...

Voto 8 

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