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  25/08/2019 - 00:06

 

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M. Ovadia - M. Cantoni
Ballata di fine millennio
Torino, Einaudi, 2000; pp. 123

 




                     di Gloria Caccia


La lingua yiddish risorge. Ha fatto viaggiare il suo silenzio come una radice e ora affiora lontano da dove è stato stroncato il ceppo" afferma Erri De Luca -uno dei migliori autori letterari contemporanei e traduttore, autodidatta e laico, di testi biblici- nella prefazione di un libro bizzarro, necessario in un certo senso. "Una lingua è di colpo uscita a sparo da una canna di trachea, impestata di collera, riso, pianto, ballo, violino e tromba" continua lo scrittore, e parole migliori non potrebbero esistere a introduzione di un libro come quello di Moni Ovadia e Mara Cantoni, per un CD come quello allegato, per uno spettacolo teatrale in tournée dal Febbraio del 1996 di cui quest'opera presenta il testo integrale e parte dei suoni.

Un'antologia di racconti, poesie, canzoni, antichi detti costituisce un mosaico antico, pazientemente restaurato, rappresentante la cultura yiddish e il suo eccezionale talento artistico, musicale quanto letterario, la forza d'animo e l'umorismo che hanno permesso ad un intero popolo di resistere ai noti devastanti eventi storici.

Da Tucholsky a Brecht, da Majakovskij a Garcia Lorca, passando per Kraus e Magris di sviscera in queste pagine la forza di una cultura antica e tenace, orgogliosa di sé e per questo molto poco inquinata dagli eventi storici, dalle mutazioni sociali; un popolo che si fa conoscere e si riconosce unicamente grazie alla propria religione e cultura, senza confini nazionali a varcare distanze, senza che le lingue di uso corrente scalfiscano l'attaccamento e l'amore per la propria d'antica origine.

"Lo spettacolo voleva rendere onore alle grandi idealità nate dal marxismo e alla sua gente. La violenza criminale del gulag, lo stalinismo, gli errori, non possono cancellare gli ideali che hanno fatto vibrare milioni di uomini, di intellettuali, di operai, milioni di creature che hanno dato la vita non per Stalin, ma per un'idea di riscatto del mondo. L'idealità di questi uomini lascia aperto un ammaestramento morale imprescindibile, ben diverso dall'eredità di sopraffazione e lutti che è invece l'unica eredità lasciata dal nazifascismo". Così Moni Ovadia espone la sua dichiarazione d'intenti, netta, precisa, già palese nelle pagine di un libro importante che magnificamente si sposa poi con gli struggenti valzer di Leonard Cohen, le canzoni della guerra civile spagnola, quelle del ghetto di Varsavia, un tango alla Gardel contenuti nel disco che arricchisce e completa l'opera teatrale, letteraria, "politica" nel senso più vero ed etimologico di questa parola.

Sempre di Erri De Luca sono queste parole: "Sto con lo yiddish perché chi è venuto dopo può correggere il passato, dargli torto. Ho cominciato per vergogna e per appartenenza al secolo che lo ha distrutto. Proseguo per amore".

Ecco, la "Ballata di fine millennio" va letta e ascoltata anche solo per quella vergogna, e si apprezza poi per amore.

M. Ovadia - M. Cantoni, Ballata di fine millennio, Torino, Einaudi, 2000; pp. 123

Voto 8 

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