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  16/11/2018 - 06:05

 

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Scanner - libri
 


Alberto Melucci
Passaggio d'epoca
Milano, Feltrinelli, 1998

 




                     di Ilaria Monici


"La strada sarebbe stata lunga. Son lunghe tutte le strade che conducono dove il cuore desidera"
. Questa bellissima citazione è di Joseph Conrad ma Alberto Melucci l'ha scelta come incipit del suo interessantissimo saggio sul nostro tempo, sulle nostre vite di fine millennio.
Un saggio da leggere e da rileggere quello di Melucci.
Denso di contenuti e di possibili scenari sul futuro del mondo ma al tempo stesso semplice, scorrevole, comprensibile tanto che alla fine del libro tutto sembra chiaro, raggiungibile, in qualche modo vivibile.
Si riflette, in compagnia di Alberto Melucci, su tanti aspetti della realtà che ci circonda e ci si accorge che siccome ce l'abbiamo sempre davanti non riusciamo nemmeno più a vederla talmente, è vicina. Ne siamo francamente troppo coinvolti e quindi spesso ci rimane difficile analizzarla.
Intanto, l' epoca, questa nostra epoca, passa veloce e rapida, passa fulminea come mai era successo e lascia dietro di sè, tanti cambiamenti come non si erano mai visti e così estesi e irreversibili.
Questo ci disorienta, ci spiazza.
Perché il cambiamento porta con se ansia e disagio, e perché in certi ambiti, soprattutto per alcuni di noi, non è facile prendere consapevolezza della propria vita e scegliere, scegliere continuamente. Orizzantandosi sempre fra frontiere incerte e tappe da percorrere non più lineari.
Ecco, il punto è che la nostra identità non è più qualcosa di dato, rigido, fissato ma nella estrema pluralità della realtà contemporanea ce la dobbiamo trovare da soli, dentro di noi. Non possiamo però vivere tutte le possibilità , non possiamo perderci in tutte le alternative, dobbiano scegliere, dobbiamo rispettare delle limitazioni, delle barriere. I limiti ci derivano dal tempo e dal nostro corpo, dalla nostra storia personale o dalla nostra educazione e ci pesano come macigni quando non vorremo considerarli, quando li vorremmo sfidare per fare della incertezza una splendida bandiera, aspettando la prossima opportunità che forse non arriverà mai. La stessa società è il prodotto delle nostre azioni. La creiamo attraverso i rapporti che stabiliamo e gli orientamenti che seguiamo.
Allora, l'incertezza e il conflitto insieme alla necessità di scegliere diventano le caratteristiche costituzionali della società che ci circonda: una realtà complessa, differenziata, frastagliata. In questo contesto può costituire facile scappatoia il ruolo giocato dai fondamentalismi religiosi, razziali e nazionali che semplificano il raggiungimento di un unità, magari anche attraverso la violenza, ma che in ogni modo costituiscono contenitori accoglienti, caldi rispetto alla complessa realtà circostante.
Ecco allora la grande importanza che assume la comunicazione come processo relazionale, flusso e capacità di mettere in comune ascoltando l'altro e riconoscendo la sua diversità. Questo è strettamente collegato, secondo Melucci, con l'acuirsi dell'importanza che ha produrre, trattare e utilizzare le informazioni e imparare a ridurre i rischi raccogliendo in tempo i segnali dei conflitti, rendendoli visibili. Noi uomini del prossimo secolo saremmo insieme solo su quei campi nei quali riusciremo a trovarci d'accordo e questa non è una sfida da sottovalutare.
Si tratterà di tradurre le nostre idee in gesti quotidiani e di comprendere che i nostri atteggiamenti contribuiscono a modellare il mondo. Molte persone intorno a lui, ricorda Melucci, si occupano del pianeta terra in modo intelligente, creativo, critico e per questo lui è ottimista.
E non si tratta un ottimismo stolto e vuoto. Basta solo ricordarsi che il risultato è importante solo se ha un senso e che il nostro punto di vista è sempre situato e transitorio.
Buon passaggio d'epoca a tutti.

Alberto Melucci, Passaggio d'epoca, Milano, Feltrinelli, 1998

Voto 8 

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