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  10/02/2012 - 17:36

 

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Enzo Bianchi
Il pane di ieri
El pan ed sèira, l’è bon admàn
Einaudi 2008, pag. 114, ISBN: 8806194887 ISBN 13: 9788806194888

 




                     di Ilaria Monici


Il  Priore Enzo Bianchi, è un bel signore dal viso aperto e dal sorriso buono, si è laureato in Economia e Commercio e poi alla fine del 1965 , quando aveva poco più di vent’anni è andato a  Bose, una frazione abbandonata del Comune di Magnano sulla Serra di Ivrea,  con l’intenzione di fondarvi una Comunità Monastica. Progetto che ha cominciato a prender corpo qualche anno dopo nel 1968, quando ha scritto la regola della comunità ed è stato raggiunto dai primi fratelli.

Se pensate al  1968 e al suo clima veramente una  scelta di vita e di pensiero originale, controcorrente, molto profonda. Anni quelli come terreno di coltura dell’ideologia intesa come sistema di miti che promette il raggiungimento della felicità secolarizzata , cioè totalmente infraterrena, anni di diffusa situazione di insoddisfazione, soprattutto giovanile, derivante dalla disgregazione dei valori dominanti, progressivamente erosi da un modello di società opulenta incapace a sua volta di rispondere ad attese di profilo diverso dall’innalzamento del livello materiale di vita .

In questo humus sociale carico di insoddisfazione ed insieme di attesa  di un mondo “nuovo” liberato da costrizioni e da ingiustizie cresce il rifiuto della new way oh life vagheggiata dalla cultura liberal - iluminista predominante in Occidente, il giovane Bianchi fonda la sua regola.

Il fondatore e poi Priore Enzo ( che però sua madre, piena di fede, aveva battezzato Giovanni) nasce da una famiglia povera: il suo babbo era stagnino ma per tirare avanti faceva anche il barbiere, il vetraio, l’elettricista  e la mamma era malata di cuore era  stato svezzato sotto le bombe della seconda guerra mondiale e forse anche per questo che tutti a Castel Boglione fin da piccolo dicevano che era un po’ trunò, un po’ sonato. Invece Enzo Bianchi non è suonato per niente e vivendo spiritualmente dalla fine degli anni 60 un mix di cultura preghiera è arrivato nella primavera del 2008 a scrivere: il Pane di ieri. Il libro è dedicato a Roberto Cerati e la motivazione è  perché insegna con brevi parole e con il silenzio.

Ecco a stessa cosa si può dire di lui, di Bianchi  in questo libro lui insegna con brevi parole, con racconti brevi, raffigurazioni, storie e volti della sua giovinezza e della sua esistenza fino ad oggi.

Questo del Priore frate Enzo, che fa anche l’editore perché nel 1983 ha creato la casa editrice: Qiqajon dal nome dall’alberello che Dio fece crescere sopra la testa del profeta Giona per dargli un momento di gioioso e gratuito riposo nella frescura, è’ un libro sul tempo quello atmosferico e quello che passa, sul cibo, sull’amicizia e sul vino attraverso storie piene di amore per la terra

Ricordi, meditazioni e insegnamenti di fede popolati da personaggi singolari ed insegnamenti di fede. E da lassù fra il Monferrato e le Langhe nel Monastero dove adesso una ottantina di uomini e donne si alzano con Enzo  ogni giorno alle 4.30 per cominciare la loro giornata, lui ci lancia gli insegnamenti lapidari di suo padre: Fare il proprio dovere a costo di crepare  e accanto a questo comandamento, insopportabile per molti e pesante come un macigno. Un secondo ammonimento : Non esageriamo, occorre avere il senso dei propri limiti e della realtà quotidiana. E poi un terzo consiglio, un dose di spicciola saggezza di fronte alle difficoltà: si tratta di non prendersela.

Infine la quarta massima: non mescolare le cose. Ci sono, si diceva nel linguaggio contadino, cose degli uomini e cose delle donne, cose della religione e cose politiche, cose terrene e cose di Dio, questioni di interessi e questioni di affetti: non mescoliamo tutto, in un appiattimento di un magma indefinito. E’ come per la bagna cauda o per il ragù che dice Enzo si forgia con il fuoco e il cucchiaio di legno e chi la cuoce da sapiente alchimista estrae piacere per gli altri da elementi così semplici.

Voto 9 

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