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  25/08/2019 - 00:02

 

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Mitomacchina
Storia, tecnologia e futuro del design
Mostra a cura di Gian Piero Brunetta, Pierluigi Cerri, Emilio Deleidi, Giampaolo Fabris, Giorgetto Giugiaro, Tomás Maldonado, Giuliano Molineri, Adolfo Orsi, Sergio Pininfarina, Mauro Tedeschini e la rivista Quattroruote
Al Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto dal 2 dicembre 2006 al 1 maggio 2007

 




                     di Giovanni Ballerini


Compagnia Giardino Chiuso, Macchine, 2008
Mitomacchina Storia, tecnologia e futuro del design, 2007


70 modelli di automobili, tra vetture di serie e prototipi in mostra. E’ Mitomacchina, il grande evento espositivo 2006-2007 del Mart, il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, dedica, primo museo in Italia, una grande mostra a questo tema. L’esposizione, in programma dal 2 dicembre 2006 al primo di maggio del 2007, intende raccontare la storia del design dell’automobile, in un percorso che individua come suoi punti nodali le grandi innovazioni dal punto di vista dell’estetica e da quello della tecnologia. La storia del design dell’automobile - uno dei più affascinanti miti del ‘900 - e le visioni che anticipano le sue trasformazioni nel Ventunesimo secolo. Si parte dagli esordi - in mostra anche la prima automobile mai realizzata con un motore a scoppio, la Benz Dreirad del 1886 - e si arriva ai giorni nostri e oltre. Mitomacchina presenta infatti anche i prototipi che nel Ventunesimo secolo stanno per rivoluzionare ancora una volta le forme, l’uso e la carica di significati dell’automobile.

La chiave di lettura di Mitomacchina è duplice: da un lato la mostra presenta una vasta selezione di modelli di automobili scelti a partire dal loro ruolo di propulsori del cambiamento, sia in chiave sociologica che estetica; dall’altra una ricognizione sui progetti, i processi industriali e le sperimentazioni che hanno accompagnato, messo in discussione e ricostruito, grazie ai più alti geni della creatività internazionale, questo straordinario “oggetto” del Ventesimo secolo.

La mostra, prodotta dal Mart con la direzione di Gabriella Belli, è curata da un comitato di designer ed esperti del settore, storici del costume e storici dell’arte composto da Gian Piero Brunetta, Pierluigi Cerri, Emilio Deleidi, Giampaolo Fabris, Giorgetto Giugiaro, Tomàs Maldonado, Adolfo Orsi, Sergio Pininfarina e Mauro Tedeschini.
I modelli d’automobile presenti sono quelli di grandi case produttrici europee ed americane, come Alfa Romeo, Aston Martin, Audi, BMW, Bugatti, Cadillac, Chevrolet, Chrysler, Citroën, Ferrari, Fiat, Ford, Jaguar, Lamborghini, Lancia, Land Rover, Lotus, Maserati, Mercedes-Benz , Mini, Opel, Peugeot, Porsche, Renault, Volkswagen.
Accanto a queste anche esemplari di costruttori nel frattempo scomparsi: Cisitalia, Cord, Delage, Delahaye, Duesenberg, Iso, Pierce Arrow, Stout, Talbot, Trabant, Voisin. Provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo, alcuni di questi modelli sono esposti per la prima volta al pubblico.

L’automobile viene vista come archetipo estetico. Una riflessione sull’automobile come mito della contemporaneità, quindi, con molti spunti inediti. Una parte notevole del materiale in mostra è normalmente affidato esclusivamente alla custodia delle aziende e dei collezionisti privati: Mitomacchina fa uscire dai laboratori dei più importanti centri internazionali di design le maquettes, che si possono confrontare con i modelli originali, ma anche i disegni tecnici in scala 1:1, i modelli in legno, le fotografie dei disegnatori e dei centri di ricerca. la novità dell’esposizione è sottolineare che tutte le 70 automobili scelte sono archetipi estetici del ‘900. Per la prima volta una mostra racconta delle automobili che hanno condizionato in egual misura automobilisti e case produttrici, fino ad essere percepite immediatamente come oggetti di culto.
La Volkswagen Maggiolino del 1935, la Golf di Giugiaro del 1974 e la Fiat 500 del 1957, ad esempio, hanno segnato la storia del design, per quanto riguarda le macchine a grande diffusione, imponendosi come modelli da imitare, come catalizzatori dei cambiamenti successivi con forti e durature implicazioni nel design industriale.

Il percorso della mostra parte dall’ideale classico di bellezza assoluta nel mondo antico era rappresentato dalla statua della Vittoria alata di Samotracia. Prendendo spunto dal passato, i curatori della rassegna hanno voluto chiamare Samotracie una sezione dedicata a quelle automobili che incarnano le forme più pure e rappresentative di questo oggetto straordinario. Modelli che hanno interpretato fino in fondo un ideale di bellezza senza tempo. L’Alfa Romeo 8C 2900 Touring Spider del 1938, la Bugatti Royale del 1932, la Rolls-Royce Silver Cloud del 1955, o la Talbot Lago del 1938.
Una seconda sezione della mostra è dedicata all’automobile come risposta industriale al bisogno di mobilità espresso lungo tutto il Novecento. Ecco quindi il minimo
indispensabile concentrato in utilitarie a vocazione prettamente urbana (come l’Iso Isetta, la Mini Minor,la Fiat 500, la Renault Twingo), e le protagoniste della motorizzazione
di massa (dalla Ford T del 1917 alla Trabant del 1958 alla Fiat Panda del 1980). Parallelamente la mostra testimonia la ricerca sulle monovolume: dall’Alfa Romeo 40-60 HP del 1914 ad alcune macchine storiche come la Fiat 600 Multipla del 1956 o a prototipi come il New York Taxi del 1976 di Giugiaro, per finire con la fortunata Espace della Renault del 1984, madre delle monovolume moderne.
Segue una panoramica sull’evoluzione delle berline all’interno delle grandi scuole di design europee ed americana: un confronto tra gli esemplari lussuosi delle grandi carrozzerie americane anni Trenta, come le Cadillac e le Duesenberg, e i vertici della bellezza classica europea anni Trenta, come la Delage Vutotal del 1937.
La sezione si chiude con la storia tutta europea delle sportive, convertibili e coupè, tra cui le eccezionali Alfa Romeo Flying Star Touring del 1931, la Mercedes-Benz 300 Gullwing (Ali di gabbiano) del 1954, la Maserati 3500 GT e la Porsche 356, entrambe del 1957.

La terza sezione sposta l’attenzione dal prodotto finito ai processi della creatività e alla sperimentazione industriale. Le ricerche che conducono alla definizione della forma di un’auto comportano una molteplicità di aspetti: la sportività, l’aerodinamica, l’innovazione tecnologica o lo studio di nuove forme di energia. Mitomacchina ripercorre tutti questi grandi temi di evoluzione dell’auto non solo con i modelli esposti - per i quali una visione d’ insieme è in genere impossibile - ma anche con studi, progetti, disegni originali, maquettes e riproduzioni in scala che permettendo di ricostruire la genesi del pensiero che ha portato alla loro creazione.
Ecco quindi la ricerca sull’aerodinamica, con i prototipi di Bertone, Giugiaro e Pininfarina, e i sogni di designer visionari, come le creazioni in pochissimi esemplari di Lamborghini e Ferrari. Negli stessi anni si sviluppa una ricerca parallela e complementare sull’applicazione di nuove tecnologie e in tempi moderni anche sull’introduzione di energie alternative. Mitomacchina ne rende conto con la Lancia Lambda del 1923 - la prima macchina con la scocca portante - per poi passare alle eccezionali invenzioni di Flaminio Bertoni per la Citroën negli anni Trenta, e infine ai prototipi dell’automobile del XXesimo secolo: non solo le novità dei grandi centri internazionali - come ad esempio la Biga di Giugiaro (1992) o la recentissima Nido (2004) di Pininfarina - ma anche il frutto della creatività dei giovani talenti delle maggiori scuole europee di design, tra cui il Royal College of Arts di Londra, lo IED di Torino e la Pforzheim Fachhochschule.

In mostra anche una sezione cinematografica, che presenta alcune auto rese protagoniste da molte affascinanti suggestioni della filmografia internazionale. Insieme alla mostra sarà pubblicato un catalogo (Skira) ampiamente illustrato che conterrà la documentazione completa delle opere esposte, dalle automobili corredate di schede scientifiche alle maquettes ai disegni originali. Il catalogo contiene anche una serie di saggi che aprono una riflessione interdisciplinare sul tema della mostra. I saggi sono a cura di Gabriella Belli, Donatella Biffignandi, Helen Evenden, Giampaolo Fabris, Giorgietto Giugiaro, Tomàs Maldonado, Adolfo Orsi, Lorenzo Ramaciotti, Sergio Pininfarina, Mauro Tedeschini e Paolo Tumminelli.

MartRovereto - Corso Bettini 43, 38068 Rovereto (Trento) - Infoline 800 - 397760

Orari: martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica 10:00 - 18:00; venerdì 10:00 - 21:00; chiuso il lunedì

Voto 8 

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