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  09/04/2020 - 05:17

 

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Venezia 69
Primo Reportage di Scanner
Il solco tra il nuovo e il vecchio
Dal 29 agosto all'8 settembre 2012 al Lido di Venezia

 




                     di Matteo Merli


Venezia 69 - presentazione 2012
Primo reportage alla mostra 2012
Il risveglio del fiume segreto alle Giornate degli Autori
Secondo reportage alla mostra 2012
Premiazione 2012


Come sempre il festival inizia a carburare lentamente nei primi giorni, ma le sorprese positive ci sono come Enzo Avitabile Music Life, documentario che Jonathan Demme dedicato alla musica del compositore napoletano, capace di sperimentare diverse sonorità; ci restituisce un opera visivamente ruvida ma sentita che emoziona fino alla fine. Tralasciamo lo scialbo film di apertura, The Reluctant Fundamentalist, della sopravvalutata Mira Nair, che imbastisce un racconto post 11 settembre manicheo, incapace di analizzare con profondità le macerie ideologiche di cui gli americani sono vittime, tra pregiudizi e false speranze. Il primo film del concorso internazione, Izmena di Kirill Serebrennikov, è un racconto oscuro sul dramma della gelosia, che non riesce mai ad uscire da una certa cervellotica pro grammaticità visiva. Invece Superstar di Xavier Giannoli, liberamente ispirato al libro L'idole di Serge Joncour, ci offre un Kad Merad in stato di grazia che veste i panni del protagonista, che improvvisamente grazie ad una foto postata su internet, diventa inspiegabilmente una star. Film da un humour tangibile che racconta della deriva mediatica di oggi, senza scalfire troppo e denunciando una realtà di fatto ben conosciuta. Invece con Penance (Shokuzai) di Kyoshi Kurosawa, si apre con l'assassinio della piccola Emili: seguirà un complesso intrigo di delitti e castighi. Serie televisiva di gran classe, davvero impressionante per il ritmo calibrato e la costruzione narrativa. Il secondo capitolo della trilogia di Ulrich Seidl, Paradies: Glaube (Paradise: Faith), conferma la sadica serialità del cineasta austriaco, che a Cannes aveva presentato Paradise: Love. La religione vista con gli occhi espressionisti di un regista avvezzo allo scandalo e ad una programmatica ricerca alla dissacrazione. Colpo di grazia del concorso è targato USA, con la presenza del super atteso The master, che vede il ritorno alla regia di P.T. Anderson, autore di un'opera maestosa da un punto di vista formale e stratificata da quello testuale. Un gioco al massacro tra adepto e maestro, che suggella un amore intrinseco e per questo doloroso destinato al fallimento. Candidato certo al Leone d’oro. Primo film italiano ad apparire in concorso, È stato il figlio, tratto da un romanzo di Roberto Alajmo, per la regia di Daniele Ciprì, disegna uno spaccato italiano grottesco, nel percorrere la discesa negli inferi di una famiglia cinica nell’affrontare la verità di una vita iscritta alla corruzione ideale. Opera azzardata, ma carica di senso, smarcandosi dagli edulcorati paesaggi filmici dei soliti film italiani. To the Wonder di Terrence Malick è una storia d’amore che respira attraverso le immagini e una esposizione narrativa radicale, avulsa da qualsiasi connotazione di genere, per parlare dei sentimenti e del senso della vita, allineandosi al precedente Tree of life, nel suo espletamento artistico. Un’opera come sempre affascinante, ammagliante, che farà discutere e segna la strada di un regista, Malick, deciso ad esprimersi attraverso una sperimentazione spinta, fuori dalle voci di mercato. Di Takeshi Kitano, che presenta Outrage Beyond, sequel di Outrage, ridisegna i suoi soliti personaggi da >yakuza movie, ma lo spirito creativo è al termine e il film in sé non entusiasma per la sua inefficacia espressiva. Après mai di Olivier Assayas è un entusiasmante ritratto generazionale, quello del sessantotto, coinvolgente e corretto, dimostrando il solco che si è creato tra le speranze di allora e le disillusioni di oggi. Cast di giovani attori davvero notevoli. Nella sezioni orizzonti, una bella sorpresa arriva dal cinema italiano con L’intervallo di Leonardo Di Costanzo, documentarista di lungo corso che esordisce nel lungometraggio di finzione. La cornice è la giornata di prigionia che vede protagonisti i giovani Salvatore e Veronica, in una Napoli dominata dalla camorra, dove l’unica modo per passare il tempo ed indagare sui loro passi di adolescenti, in uno scavo psicologico scevro da moralismi spicci, per lasciare un tocco lieve di una freschezza giovanile prematuramente scomparsa tra le rovine di una città selvaggia. Prossimo giro, ultimi titoli del concorso e commenti di chiusura sulla manifestazione.

Voto 7 

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