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  29/05/2022 - 07:48

 

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The Life of David Gale
Regia di Alan Parker
Cast: Kevin Spacey, Kate Winslet, Laura Linney, Matt Craven. Produzione: Dirty Hands Productions, InterMedia Film Equities, Saturn Pictures, Universal. Distribuzione: UIP. Usa, 2002, Col, 130’
Arriva l’ultimo, problematico film di Alan Parker (e di Kevin Spacey). Indeciso tra film di denuncia e thriller.

 




                     di Vittorio Renzi


Alan Parker ha sempre avuto il tocco giusto per creare atmosfere cupe, non a caso il noir o il thriller, tranne poche eccezioni, sono i generi che gli riescono meglio. Con quest’ultimo film non si allontana dal genere, ma anzi lo adopera per costruire la cornice e l’ossatura di una storia di denuncia, più complessa e ambigua di quanto normalmente questo tipo di storie non siano. David Gale (Kevin Spacey), professore universitario di filosofia, è in prigione, condannato a morte per l’omicidio di Constance Hallaway (Laura Linney) sua collega di Death Watch, un’associazione contro la pena di morte. La rampante giornalista Bitsey Bloom (Kate Winslet), incaricata di scrivere un articolo su di lui, dapprima si mostra scettica, poi inizia ad essere persuasa dal racconto di Gale e a fare indagini per suo conto. Riuscirà a salvargli la vita? Siamo pur sempre in Texas… La prima cosa che si può dire con certezza di questo film è che è stato pensato per – se non costruito intorno a – Kevin Spacey. La stessa struttura della narrazione rimanda a I soliti sospetti: non ci riferiamo ovviamente ai soli flashback, ma a ciò che essi non mostrano, al loro impiego depistante. Un impiego che, tutto sommato, è più classico, in quanto si limita appunto non mostrare certi fatti, non arrivando invece a mostrare il falso, come nel film di Singer; e tuttavia risulta alla fine non meno graffiante e disturbante, anche se ciò è dovuto più al contenuto che alla forma. Disturbante e anche irritante, perché non si capisce più, alla fine, quale sia il problema del film, di cosa parli esattamente. Il soggetto sembra incentrato sulla pena di morte: si annuncia, cioè, come un dramma di denuncia. Dopo i primi dieci minuti, appare chiaro che il postulato “la pena di morte è sbagliata” sia il punto di partenza del film, non quello di arrivo (anche se rimane un fondo di ambiguità nell’eroina “buona”, Kate Winslet, che non esclude affatto la pena di morte, continuando a ripetersi che, in fondo "Gale se l’è meritato”). Né il film si aggroviglia intorno ai problemi di coscienza dell’assassino, dei suoi carnefici o dei familiari, come in Dead Man Walking: si limita a riprendere il tema (theme: anche nella colonna sonora) verso la fine. Si passa invece al thriller. Il problema successivo è, come in un qualunque giallo: se non è stato David Gale, chi è stato a uccidere Constance? Ovvero il whodunit (“chi l’ha fatto”), tanto aborrito da Hitchcock. Infine, il tema del film, torna sul sociale, eslorando il confine sottile fra impegno e fanatismo di certe organizzazioni che si battono per i diritti civili (come in questo caso) o per l’ambiente (in altri). Un’angolazione di sguardo inedita, senz’altro, ma che si è evitato di compiere fino in fondo, con la giusta forza, lasciando il tutto sotto forma di domanda. Se infatti il finale è, senza dubbio, sconvolgente (ma non imprevedibile), il dubbio che rimane è che sia comunque un “finale aperto”, e non nel giusto senso di un’opera che, nel rifiutarsi di fornire le risposte, si ponga nel segno del dialogo con lo spettatore, ma piuttosto quell’apertura che è più sinonimo di confusione: il film alla fine somiglia a un oggetto che scotta e che si fa ballare da una mano all’altra, senza la capacità reale di afferrarlo, tenerlo stretto e spremerne il senso (non necessariamente nel senso di “senso spiegato”). A parte questo The Life of David Gale è senz’altro uno sguardo interessante sull’America e sul cinema americano, ben scritto, con degli attori che evidentemente hanno creduto molto nel progetto (Laura Linney sempre più entusiasmante) e un regista che ha costruito la sua carriera apolide di inglese americanizzato all’insegna di un cinema spesso problematico, mai schematico, sempre alla ricerca di nuovi territori da esplorare e sui cui proiettare le cupe ombre del rimosso.

The Life of David Gale. Regia di Alan Parker. Cast: Kevin Spacey, Kate Winslet, Laura Linney, Matt Craven. Produzione: Dirty Hands Productions, InterMedia Film Equities, Saturn Pictures, Universal. Distribuzione: UIP. Usa, 2002, Col, 130’

Voto 7 

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