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  13/08/2022 - 22:59

 

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Le invasioni barbariche
Regia di Denys Arcand
Cast: Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothee Berryman, Louise Portal, Dominique Michel; drammatico; Can./Fran.; 2002; C.

 




                     di Paolo Boschi


Affrontare sul grande schermo un argomento ostico come la morte attraverso una disperata dichiarazione d'amore per la vita è qualcosa che solo i cineasti veri sono riusciti a fare nei loro momenti di più profonda ispirazione. E' il caso del magnifico Le invasioni barbariche di Denys Arcand, seguito ideale delle vicende narrate sedici anni prima ne Il declino dell'impero americano, di cui riprende gran parte del cast. La storia è incentrata sugli ultimi giorni di Remy, docente universitario costretto alla pensione da un tumore incurabile, impenitente libertino separato che non ha ancora smesso di desiderare gonnelle e delizie enogastronomiche, indomito intellettuale di sinistra che ha attraversato tutti gli "ismi" dell'ultimo quarto di secolo restando fedele a se stesso. L'ex consorte Louise convoca al capezzale di Remy il figlio Sébastien, agente finanziario di successo che nella propria vita ha seguito un percorso diametralmente opposto a quello del padre, socialista convinto: nonostante tutto Sébastien non si sottrae all'impegno, approda a Montreal e grazie al potere del denaro in breve sottrae il padre all'inferno di una corsia d'ospedale, sfruttando le smagliature della sanità pubblica - che, evidentemente, sussistono anche nel civilissimo Canada - per corrompere ad hoc sindacalisti e dirigenti sanitari ed approntare un'accogliente camera singola in un'ala inutilizzata del complesso ospedaliero, presto riempita dagli amici di sempre, prontamente radunati al capezzale dell'amico da ogni parte del mondo. Contro l'impietosità di una malattia terminale Sébastien si impegna per rendere sopportabili gli ultimi giorni di Remy grazie ad una terapia del dolore a base di eroina (ovviamente illegale) ed assicurare al padre una fine dignitosa prima che gli stupefacenti diventino inutili. La magia de Le invasioni barbariche, a prescindere dal soggetto, è riposta in una sceneggiatura (peraltro premiata a Cannes) di mirabile arguzia, calibrata con diabolica misura, intensa e toccante a tratti e talora marcata da battute corrosive ed intriganti. Un gioiello capace di commuovere, divertire e far riflettere allo stesso tempo, in grado di toccare temi scomodi come l'eutanasia, la terapia del dolore, la tossicodipendenza ed il sistema occidentale nella sua interezza. La regia si limita ad assecondare con ritmo un cast di attori straordinari, che riescono nel non facile compito di valorizzare al meglio l'impeccabile sceneggiatura di Denys Arcand. Paradossalmente nel dominio degli affetti può anche succedere che un figlio capitalista, novello principe dei barbari, riesca a coordinare un dignitoso addio per il suo gaudente e colto genitore, scoprendolo al contempo come padre nell'ultima occasione possibile, senza rimpianti. E può succedere anche che l'arrivederci più intenso diretto a Remy arrivi da una figlia biologa errabonda nei mari del Sud attraverso il freddo schermo di un lap top, riscaldando un padre all'ultima spiaggia con la brezza di un bacio virtuale. E può accadere, come vi auguriamo, di ritrovarsi rigenerati dopo questa magnifica incursione nell'aspro territorio della morte, perché Le invasioni barbariche è, soprattutto, un ispirato, intenso, disperato, imperdibile inno alla vita fino all’ultimo momento, all’ultimo respiro, all’ultimo pensiero, volto magari senza volerlo ad un primo amore di celluloide, come l’impacciata figura di Ines Orsini nei panni di Santa Maria Goretti. Perché no?

Le invasioni barbariche - Les Invasions Barbares, regia di Denys Arcand, con Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothee Berryman, Louise Portal, Dominique Michel; drammatico; Can./Fran.; 2002; C.; dur. 1h e 39'

Voto 8½ 

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