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  26/09/2022 - 01:29

 

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Il miglio verde
Regia di Frank Darabont
Cast: Tom Hanks, Michael Clarke Duncan, David Morse, James Cromwell, Bonnie Hunt, Dabbs Greer; drammatico; Usa; 1999; C
Dall'omonimo romanzo a puntate di Stephen King

 




                     di Paolo Boschi


In un ospizio americano dei giorni nostri l'anziano Paul Edgecombe è turbato da strani sogni: il suo passato è riemerso, e lui sta raccontando all'amica del cuore la storia che ha segnato la sua vita. Se ognuno ha un periodo scolpito vividamente nella memoria, per lui quell'anno è il 1935, quando si ritrovò spettatore attivo di un vero miracolo: l'anno in cui conobbe John Coffey al penitenziario di Cold Mountain. All'epoca Edgecombe era il capo delle guardie del blocco E, ovvero il sovrintendente al braccio della morte, un luogo denominato il Miglio Verde per il colore del linoleum dell'ultima distanza percorsa dai detenuti prima di sedersi sulla "Vecchia Scintillante", la sedia elettrica. Dirigere esecuzioni era un compito che fino al 1935 non aveva mai pesato sulla coscienza del protagonista, almeno fino a quando la sua via non incrociò quella di un detenuto di colore alto più di due metri, un vero colosso d'ebano: per l'appunto John Coffey, come la bevanda, ma scritto in modo diverso. L'uomo è stato condannato a morte per aver stuprato ed ucciso due bambine: tutte le prove lo hanno incriminato, senza appello. Nonostante il suo aspetto minaccioso, il detenuto mostra però un'indole mite e pacifica, ha perfino paura del buio, e le sue mani nascondono qualcosa di strano, un potere miracoloso: Coffey è infatti capace di risucchiare (letteralmente) il dolore da un malato e poi disperderlo in una miriade di insetti luminosi. Edgecombe prova il dono di Coffey su se stesso, e da quel momento inizia a porsi dubbi sulle circostanze che hanno inchiodato l'ingenuo gigante all'ultimo soggiorno al Miglio Verde: anche perché sarà Edgecombe l'esecutore materiale della sentenza di morte, sarà lui a giustiziare un uomo che sembra un dono di Dio. Messa così si tratta di una strange story d' ordinaria ambientazione carceraria, tema già frequentato da Frank Darabont con Le ali della libertà, un film basato su un racconto di Stephen King, guarda caso l'autore dell'omonimo romanzo dal quale è stato tratto Il Miglio Verde. Il regista americano si conferma puntuale nella traslazione cinematografica di un'ottima storia: si perde qualcosa delle tante trame di sottofondo presenti nel romanzo a puntate di King, ma è notevole che Darabont sia riuscito a rendere nel suo film le molteplici (e diversificate) emozioni presenti nella fonte letteraria, alle quali non ha aggiunto praticamente nulla in più, limitandosi a rappresentarle con felice sintesi iconica: il miracolo che sboccia nello stridente contesto carcerario, il brivido dell'ultimo miglio di un condannato a morte ("l'uomo morto che cammina"), la commozione per un roditore chiamato Mr. Jingles, la crudeltà gratuita di un aguzzino, l'amicizia e la speranza, la suspense di un piano impossibile quanto giusto. Quando, dopo tre ore, arrivano i titoli di coda, si ha la sensazione che Darabont e il suo cast di livello (il solito Hanks ed un 'maiuscolo' Duncan) siano davvero riusciti a raccontarci una bella storia. Il miglio verde ha già raccolto quattro nominations in vista della notte degli Oscar: miglior film, miglior attore non protagonista (Duncan), miglior suono, miglior sceneggiatura e adattamento.

Il miglio verde - The green mile, regia di Frank Darabont, con Tom Hanks, Michael Clarke Duncan, David Morse, James Cromwell, Bonnie Hunt, Dabbs Greer; drammatico; Usa; 1999; C.; 3h

Voto 7½ 

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