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  19/09/2019 - 14:26

 

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Garage Olimpo
Regia di Marco Bechis
Cast: Antonella Costa, Carlos Echevarria, Pablo Razuk; drammatico; Italia/Argentina; 1999; C

 




                     di Riccardo Michelucci


Il nuovo film di Marco Bechis - già autore dell'ottimo "Alambrado" - non è assolutamente consigliabile a chi va al cinema per distrarsi. Anche in passato il grande schermo aveva provato a raccontarci l'immane tragedia dei desaparecidos, ma "Garage Olimpo" rappresenta probabilmente il tentativo più efficace di mettere lo spettatore di fronte a un tragico, recente, passato. Il film è ambientato nell'Argentina di fine Anni Settanta, quando la dittatura militare sconvolse il paese in modo quasi silenzioso: la vita di tutti i giorni aveva improvvisamente incominciato a correre su un doppio binario e Bechis, molto efficacemente, indulge spesso nelle riprese aeree per mostrarci come la vita quotidiana di Buenos Aires fosse in tutto e per tutto simile alla vita di qualsiasi altra città. A dispetto di questa apparente normalità, nei sotterranei, nelle palestre, nei garage, scorreva infatti una sorta di esistenza parallela, di cui pochi sapevano con certezza, e dove la vita umana non aveva alcun valore. I dissidenti del regime o i presunti tali venivano improvvisamente strappati alle loro esistenze e scaraventati in un baratro senza ritorno di cui loro stessi non riuscivano in alcun modo a vedere la fine. Le torture, le umiliazioni e le privazioni sono mostrate in minima parte dal regista, che nella gran parte dei casi preferisce lasciare spazio all'immaginazione dello spettatore riuscendo, attraverso gli occhi della protagonista, a creare un'atmosfera quasi irreale.

Tutto nel film di Bechis contribuisce a dare un'idea della storia assurda dell'Argentina di quegli anni, dove vittima e carnefice possono aver vissuto nella stessa casa, dove i torturatori timbrano il cartellino come se svolgessero un lavoro qualunque, dove si può perfino essere condotti al lager in taxi. L'ambigua storia di Maria e Felix, lungi dall'attenuare le sofferenze della vittima, riesce inoltre ad aggiungere una componente di ulteriore smarrimento e senso di impotenza nello spettatore, ostaggio di una storia troppo sconcertante per essere realmente accaduta.

Purtroppo sappiamo che di garage come l'"Olimpo", nel quale venivano perpetrate le più orribili torture che la mente potesse concepire, ne sono esistiti molti nei paesi dell'America Latina in quegli anni. Oggi la tragedia dei desaparecidos è stata nella maggior parte dei casi archiviata ed è passata sotto un silenzio quasi surreale, metafisico, forse ancor più assordante di quello che copriva i fatti nel corso del loro stesso svolgimento. Adesso gli autori di quel massacro circolano in piena libertà, si sono nella maggior parte dei casi ricostruiti una vita da normali cittadini nel loro stesso paese; non c'è stata alcuna punizione, nessun "processo di Norimberga" per i colpevoli di questa carneficina, come pure per quella del Cile, sebbene in questo caso le cronache delle ultime settimane ci possano far sperare in una giusta conclusione dell'affare Pinochet.

Qualche anno fa un bel libro intitolato "Il volo", edito in Italia da Feltrinelli, raccoglieva la testimonianza di un generale argentino pentito. Quasi per liberarsi la coscienza da un peso troppo grande, Adolfo Scilingo aveva raccontato a un giornalista la fine di 30.000 uomini e donne di tutte le età i quali, dopo le indescrivibili torture venivano gettati, ancora vivi, nell'oceano. Il testo è ovviamente consigliato a chi volesse approfondire i temi della pellicola.

Come dicevamo, se si va al cinema soltanto per divertirsi questo non è il film che fa per noi. In caso contrario "Garage Olimpo" non può deluderci né tantomeno lasciarci indifferenti.

Garage Olimpo, regia di Marco Bechis, con Antonella Costa, Carlos Echevarria, Pablo Razuk; drammatico; Italia/Argentina; 1999; C

Voto 8½ 

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