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  14/12/2018 - 16:44

 

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Perù
Tremila anni di capolavori
Pitture, sculture, gioielli, tessuti, arte erotica dalle origini all'impero Inca
Firenze, Palazzo Strozzi, 15 Novembre 2003 - 22 Febbraio 2004

 




                     di Giovanni Ballerini


A Palazzo Strozzi di Firenze dal 15 novembre 2003 al 22 febbraio 2004, la mostra Perù, 3000 anni di capolavori. Pitture, sculture, gioielli, tessuti, arte erotica dalle origini all'impero Inca, è un evento culturale che potrebbe segnare una svolta nella percezione occidentale dell'arte preispanica. La mostra non presenta solo infatti le straordinarie opere (sculture, pitture, gioielli, tessuti, arte erotica) realizzate nelle regioni dell'attuale Perù dal 900 a.C. all'arrivo degli spagnoli nel 1532 (ovvero 400 capolavori di stupefacente bellezza e valore, frutto di scavi anche recenti e provenienti dai più importanti musei peruviani, europei e italiani), ma per la prima volta al mondo affronta il tema dei maestri, delle attribuzioni e delle scuole, portando così nel regno dell'arte il Perù precolombiano fin qui dominio della sola archeologia.

La mostra è promossa dal Comune di Firenze e da Firenze Mostre Spa che firma anche ideazione, produzione e realizzazione in collaborazione con l'Ambasciata del Perù in Italia e con il contributo di Apt Firenze, Ataf, Camera di Commercio di Firenze, Trenitalia. Il curatore è l'americanista Antonio Aimi. Il catalogo, oltre 320 pagine con foto a colori di tutte le opere e sorprendenti primi piani, è di Mondadori-Electa.

Tre anni di lavoro sui reperti dei musei di tutto il mondo hanno portato alla selezione di circa 400 opere tra le più belle e significative. 16 sezioni scandiscono un percorso espositivo asimmetrico e non ripetitivo. L'esposizione offre al visitatore tutta la gamma dei materiali plasmati dagli artisti e propone una panoramica completa delle forme dell'arte (dalla scultura alla pittura, dal naturalismo all'astrattismo, dal tutto tondo al bassorilievo e all'incisione, dalla stilizzazione alla geometrizzazione, dal minimalismo al cubismo, dalla "linea-oggetto" all' horror vacui).

L'impianto cronologico-geografico, con la presentazione dell'ambiente e delle culture dell'Area Peruviana, è concentrato in 3 sezioni, mentre il taglio archeologico delle tradizionali mostre sul Perù è concentrato in una sola sezione che rivela lo spessore storico dell'antico Perù. Le sezioni più specificamente antropologiche della mostra affrontano con tagli monotematici gli snodi fondamentali dell'arte preispanica e, attraverso la combinazione di terrecotte eccezionali, riescono a far vedere e a raccontare le vicende rappresentate nelle opere d'arte. Ed ecco che i vari momenti della Guerra Rituale e della Cerimonia del Sacrificio della cultura Moche rivivono come in una sequenza cinematografica nei pezzi esposti.

Con le sezioni dedicate alla pittura, alla scultura e ai maestri, la mostra diventa qualche cosa di assolutamente nuovo e finora mai realizzato: un'antologica dei maestri, delle scuole, delle botteghe, delle tradizioni artistiche dell'antico Perù. Per la prima volta l'arte del Perù preispanico esce dal mondo dell'archeologia per entrare in quello dell'estetica. E' una svolta fondamentale che, come spiega Aimi in uno dei saggi del catalogo, mette in discussione la stessa distinzione "società calde/società fredde" di Lévi-Strauss e seppellisce definitivamente l'idea sprezzante ed etnocentrica di società che in "modo meccanico" avrebbero continuato a riproporre nei secoli gli stessi stilemi: "D'ora in avanti", ricorda, "siamo tutti obbligati a renderci conto che non tutte le opere possono rappresentare nello stesso modo l'"arte" delle culture preispaniche, proprio come una zappa cinquecentesca del Mugello non può rappresentare l'arte del Rinascimento. Il legame della mostra con Firenze è condensato nella sezione finale, che rivendica con orgoglio il ruolo particolare avuto dalla città, e più in generale dall'Italia, nel riconoscere la piena umanità degli Indiani e la grande creatività delle loro opere. Qui sono esposti, anche in questo caso per la prima volta, tutti insiemi i pezzi più importanti delle collezioni medicee di exotica, chiaro esempio della singolare apertura culturale di Firenze in un periodo storico in cui i pregiudizi etnocentrici portavano a rifiutare con decisione le realizzazioni delle culture "altre".

Voto 8 

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