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  16/04/2014 - 20:57

 

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La rivoluzione espressionista
Museo del Risorgimento - Complesso del Vittoriano
Vacanze Romane
Parte II

 




                     di Chiara Caporilli


Binari d'arte - Vacanze Romane - Parte I


I curatori di questa mostra, a differenza di altre che si sono svolte in questi spazi, deludenti per scelte di mercato (leggi acchiappa-pubblico e/o turista scemo), si propongono di dare una visione completa del vasto movimento che sorge in area tedesca a partire dal primo decennio del ‘900 e oltre la prima guerra mondiale.
Il primo nucleo artistico nasce nel 1905 a Dresda ad opera di quattro studenti di architettura. Die Brücke (Il ponte), nel clima delle avanguardie storiche, si oppone alla società e ai linguaggi tradizionali nel il tentativo di riunire arte e vita. In che modo?
Attraverso opere che possano esprimere appieno i contrasti e il carattere della vita moderna.
La città e i suoi paradossi: piazze affollate di tram e cariche di folla, cocottes e visioni urbane.
Non è un caso che il gruppo si trasferisce nel 1911 a Berlino: in piena guerra mondiale la città aveva ormai raggiunto oltre un milione e mezzo di abitanti ed era terza solo a Parigi e Londra. La figura umana e il paesaggio: vedute urbane spigolose in Kirchner e paesaggi mistici in Nolde; una sensualità esotica di corpi distesi al sole in Pechstein e la malinconia dei nudi dalla bellezza quasi archetipa in Müller.
Sopra a tutto il colore: steso in ampie campiture o con pennellate accentuate, quasi frenetiche, libera l’energia dell’artista che si esprime attraverso l’uso di colori primari (giallo, rosso, blu) e di complementari in tele di forte impatto visivo.
Modo di espressione privilegiato sarà la xilografia, ossia l’incisione su legno. La scelta è carica di polemica: contro la società industrializzata si vuole recuperare una faticosa tecnica artigianale la cui tradizione risale al medioevo. Gli splendidi esempi di Schmidt-Rottluff mostrano immagini spigolose, brutali, a tratti quasi rozze, ma di fortissima incisività segnica.
Infine, la scultura, una scelta felice dei curatori perché di solito quasi trascurata: i bronzi di Barlach, il poeta scultore, sono una testimonianza preziosa di questa produzione e esempio delle poliedriche personalità di artisti-attori, pittori-scenografi…
Nel 1911 nasce a Monaco Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), da un’idea di Wassilij Kandinskij e Franz Marc. Anche in questo caso ogni artista approfondisce propri modi e proprie aree di interesse: gli animali di Marc e le delicatezze dei suoi toni pastello; la forte incisività dei volti di Jawlenskj, icone moderne di una spiritualità che viene dal profondo Est, e che ritroviamo nei suoi paesaggi; le tele di Kandinskij in cui la figura e il paesaggio sono ancora riconoscibili, seppur ammantati di colore vibrante (la sua produzione astratta svicolerebbe dai propositi della mostra).
Anche qui la grafica ha il suo peso: il nome del gruppo è preso dal primo almanacco curato dagli artisti, in cui erano presenti incisioni, passi di letteratura, brani musicali.
Chiara dunque la volontà di unire espressioni artistiche diverse, ma con un maggiore slancio spirituale.
Alla fine del percorso ci attendono due belle sorprese: le incisioni di Otto Dix e George Grosz che si richiamano al già visto tema della città, ma con maggiore spirito corrosivo; di fronte, a chiudere, alcune piccole visioni di Klee, meravigliose tracce del suo viaggio in Tunisia.
Al Museo del Risorgimento Complesso del Vittoriano di Roma ( Via dei Fori Imperiali Arce Capitolina) fino al 2 febbraio 2003.

Voto 7+ 

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