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  10/02/2012 - 10:21

 

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Hugues Pagan
La notte che ho lasciato Alex
La presa di coscienza che il male non è estirpabile dal mondo
Meridiano zero, sottozero, pp.304, € 10,00

 




                     di Matteo Merli


Hugues Pagan, Quelli che restano
Hugues Pagan, In fondo alla notte
Hugues Pagan, La notte che ho lasciato Alex
Hugues Pagan, Operazione Atlanta


Leggendo Pagan ci si disorienta e si percepisce la caducità umana: implacabile il destino che perseguita i personaggi che li porta verso ad un confronto serrato con se stessi e con il mondo circostante, che non è mai rassicurante e rende il lettore partecipe di questa corsa verso il precipizio. Se il noir è un atmosfera che fa sfondo alla meschinità del potere e alla violenza dell’uomo, è anche un modo per entrare nell’io e scoperchiare le convinzioni abituali, per arrivare a sondare le debolezze e l’emotività che pulsano sotto la pelle dei protagonisti. In La notte che ho lasciato Alex, ci ritroviamo in una Parigi notturna, dove l’ispettore Chess si è relegato al turno di notte per stare lontano dall’ambiente corrotto della polizia. Ma questo atteggiamento è l’emblema di un rifiuto ai compromessi dell’esistenza e il tentativo disperato di dimenticare il passato. Poi tutto cambia per una chiamata che lo conduce verso un cadavere rinvenuto in una stanza d’albergo. L’uomo è un senatore, che ha lasciato un floppy-disk dentro una busta indirizzata proprio a lui, incaricato di occuparsi del caso. Sono in molti che per avere quel floppy si dimostrano pronti a qualsiasi azione, a cominciare da alcuni funzionari governativi. Il caso si complica ulteriormente quando Chess incontra Alex, l’ex moglie del senatore, una giovane donna che vuole ritrovare la propria libertà e tra loro due inizia una storia d’amore. L’ispettore, con il passare delle ore, si sente sempre più isolato e braccato dai servizi segreti e capisce che per sopravvivere deve cancellare ogni traccia del suo passaggio. La notte che ho lasciato Alex, conclude la trilogia comprendente Dead End Blues e Quelli che restano, è la presa di coscienza che il male non è estirpabile dal mondo, perché anche noi stessi ne siamo contaminati. Una posizione che si riflette nella deriva dell’ispettore Chess, incorruttibile e deciso a rimanere ai margini, eseguendo i turni di notte. L’importanza non è nella risoluzione dell’intreccio, ma è la rilevanza nichilista di un noir che vede nella fuga l’unica strada per allontanarsi dall’oscurità, con la speranza che la sosta non porti ad una illusione amara.

Voto 8 

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