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  21/10/2017 - 12:25

 

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Matteo Merli
Un sogno di cinema
Dalla macchina da presa al web e ritorno
Il regista e giornalista di Mirandola si racconta a Scanner

 




                     di Matteo Merli


Matteo Merli
i corti, 1996 - 2006


Nascere un piccolo paese di provincia, sicuramente non aiuta, e uno potrebbe pensare: i sogni sono troppi grandi per essere contenuti nel circondario di un paese. Io non ho mai creduto a questo, anche per la mia forza d’animo e la passione che sin da giovane mi ha spinto a creare insieme ai miei amici il G.A.C (gruppo anarchico cinematografico ) nel fatidico 1995, con all’attivo una quindicina d'opere alcune delle quali hanno partecipato a diversi festival del cortometraggio. Come tutte le cose nate nell’entusiasmo adolescenziale, con il tempo si smorzano per l’inevitabile maturazione, ponendoci di fronte a delle scelte inevitabile. La mia era già stata fatta e nel 1997 ho realizzato il primo corto in digitale, avvalendomi di un gruppo di tecnici audio e video che mi hanno permesso di ambire a nuovi progetti realizzativi. L’età incalza e la voglia di intraprendere questo percorso era forte, ma come sempre il compromesso era inevitabile e la scelta di dedicarmi all’impresa di famiglia, non ha compresso il mio sogno. La pervicacia è un atteggiamento che mi ha sempre tenuto a galla, con la consapevolezza dello studio da autodidatta e il desiderio di rimanere sempre aggiornato sulla scena cinematografica attuale. Ad ogni realizzazione il sapore della celluloide rinfranca lo spirito e mi ha instillato la fiducia in me stesso e nelle mie capacità. Qualcuno potrebbe dire, ma perché non parti per Roma o Milano? Io rispondo che il destino ha voluto così e la dimensione provinciale mi culla in un adagio creativo, libero da compromessi e da leggi di mercato. Se fossi andato via di casa, forse questo sentimento libero mi sarebbe mancato, e l’ipocrisia di un mondo estraneo e condizionato da una concorrenza sfrenata non si sarebbe allineato al mio credo personale. Oggi, grazie al prodigio del digitale si può costruire una piccola carriera nella propria zona, lo dimostrano Lorenzo Bianchini e Ivan Zuccon, per citare due nomi, e con pochi mezzi hanno delineato un loro percorso nel cinema nostrano. Io voglio seguire questa strada, e con l’avvio nel 2007 del sito www.arkadinpictures.com, l’obiettivo è quello di espandere la mia idea del cinema attraverso il cinema digitale, con lungometraggi e documentari ideati indipendentemente e si ispirino al cinema di genere, per ripristinare il piacere del racconto in una chiave sperimentale nuova. Un terreno fertile per collaborazioni, scambi di idee, suggerimenti, volti a coinvolgere più gente possibile.

Da alcuni anni collaboro con i siti Internet Scanner.it e Stradanove.net. Si tratta di due interessanti realtà del web, lo conferma la stima sempre crescente degli addetti ai lavori, l'entusiamo di un pubblico di naviganti (del settore e non) che sottolinea l'eccellenza e l'autorevolezza dell'informazione realizzata con slancio e impegno da queste due pubblicazioni elettroniche. E' un piacere per me realizzare per loro articoli, soprattutto per le sezioni letteratura, fumetti e cinema. Con recensioni, interviste e reportage dai maggiori festival, come quelli di Torino, Locarno, Udine, Bergamo, Venezia e Roma. Ma non finisce qui, ho infatti pronta anche una sceneggiatura scritta con la collaborazione vitale dell’esperto Davide Aicardi, dal titolo Il Paese Invisibile, con la speranza che qualche produttore si accorga delle potenzialità del testo. Crederci innanzitutto è la prima frase che mi salta in mente: sognare per non morire nelle sabbie mobili della omologazione imperante.

Voto 8 

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