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  25/04/2024 - 12:47

 

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Sotto la sabbia
Regia di François Ozon
Sous le sable, Cast: Charlotte Rampling, Bruno Cremer, Jacques Nolot, Alexandra Stewart, Francia, 2000, 90', C, Produzione: Fidélité; Haut de Court; Arte France, Distribuzione: Lucky Red
Un grande film con una grande interprete, tutto giocato sulla fisicità e l’assenza

 




                     di Vittorio Renzi


Marie e Jean vanno in vacanza presso la loro residenza estiva in una località di mare. La mattina dopo sono sulla spiaggia. Marie, sdraiata sotto il sole, si addormenta. Al suo risveglio scopre che Jean è scomparso. Quando una sofferenza grande e inaspettata arriva all'improvviso non ci sono che tre alternative: affrontarla con coraggio e tirare avanti; scendere dal treno; continuare la corsa ma con la testa sotto la sabbia, come gli struzzi. Marie, la protagonosta di un film lucido fino ad essere spietato, sceglie quest'ultima via. Cominciamo col dire che questo è uno di quei film che sono grandi anche perché costruiti intorno al talento di un grande interprete. Si tratta forse del più bel ruolo che Charlotte Rampling abbia mai interpretato nella sua lunga carriera. Un ruolo delicatissimo, tutto giocato su primi e primissimi piani, su gesti minimi, su espressioni sfiorate e in repentino mutamento, ma senza quel fastidioso esibirsi e auto-osservarsi che è il vizio di tanti attori, anche quelli bravi. La realtà intorno a Marie è grigio-azzurra, come i suoi occhi: Parigi, il mare, la luce di certi interni, tutto sembra rispecchiarsi nei suoi occhi ostentatamente sorridenti e soli, orgogliosi e disperati. Ciò che più fa male, nella storia di questa fuga interiore, non è la perdita in sé, ma il rifiuto di essere abbandonati, anche a rischio di estraniarsi, di estromettersi dalla realtà. E' un dolore troppo grande, che non può essere vissuto fino in fondo, consumato, ma che viene invece sempre rimandato, raggirato. Marie ha scelto il fantasma, come Gene Tierney in Il fantasma e la signora Muir, e non si obietti che in quella pellicola il fantasma era quello di uno sconosciuto, un marinaio simpatico e affascinante, perché anche il fantasma che appare a Marie non è esattamente quello di suo marito, bensì di quell'uomo che lei credeva che fosse, di un uomo che lei amava anche se forse non era mai esistito! E' rivelatrice, in questo senso, la scena con la madre di Jean, il defunto marito. L'odiosa vecchia, dopo averla accolta, si direbbe, con amore, le getta in faccia una terribile (possibile) verità: Jean non è morto, non si è suicidato, se n'è andato via dalla moglie perché si annoiava. In quell'unico momento Marie, anche per vendetta contro quella donna, non solo pensa, ma dice chiaramente ad alta voce che suo marito è morto: la polizia ha ritrovato il corpo. Si difende da una realtà ancora più terribile della morte: si difende dalla possibilità di aver vissuto sempre con la testa sotto la sabbia, nella convinzione di amare così tanto un uomo e di esserne ricambiata allo stesso modo. Infine, ogni bravo scrittore sa che il realismo di una storia dipende molto da certi dettagli, da certi particolari che danno letteralmente corpo ai personaggi. Ebbene, c'è una scena memorabile, in questo senso, ed è quella in cui Marie "tradisce" per la prima volta il marito già scomparso: ad un certo punto, mentre l'amante le è sopra e la penetra e ansima, lei scoppia a ridere. Quando l'uomo, un po' esterrefatto e un po' risentito, la interroga, lei risponde che l'uomo è "troppo leggero" in relazione alla stazza del marito, Jean, che amava gli spaghetti e il vino. Un'invadenza in primo luogo fisica quella di Jean, che Bruno Cremer rende perfettamente e che si contrappone al corpo esile della Rampling, al suo fisico nervoso sempre in procinto di piegarsi su se stesso e scattare poi in avanti come se niente fosse, con quel sorriso testardo e perso negli occhi lontani. François Ozon (Parigi, 1967), ha finora diretto 21 film, tra cui Gocce d’acqua su pietre roventi (1999) e Sitcom (1998)

Voto 8 

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