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  20/10/2019 - 21:28

 

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Berlinale 2019
L’ultima edizione di Kosslick
La giuria, composta da sei membri, è presieduta da Juliette Binoche
Dal 7 al 17 febbraio 2019 al Berlinale Palast e in altri spazi a Berlino

 




                     di Matteo Merli


La 69esima edizione della Berlinale, sarà l’ultima diretta da Dieter Kosslick, che dopo 19 anni cederà il passo a Carlo Chatrian. La giuria, composta da sei membri, è presieduta da Juliette Binoche, fra gli altri spiccano Sebastián Lelio, il regista cileno di Gloria e Una donna fantastica e l’attrice tedesca Sandra Hüller, la protagonista di Vi presento Toni Erdmann.
Molto interessante è la retrospettiva è dedicata alle registe Selbstbestimmt. Perspektive von Filmemacherinnen (Autogestione. La prospettiva delle registe) e comprende appunto 28 film di registe tedesche fra est e ovest, fra il 1968 e il 1999, in un anno in cui l’omaggio è dedicato a Charlotte Rampling di cui vengono proiettati 11 film da La caduta degli dei a Il portiere di notte da Stardust Memories a 45 Years, e salta agli occhi che anche in Concorso ben 7 dei 17 film sono girati da registe, forse non è mai successo. In concorso possiamo trovare i tre film tedeschi, andando in ordine di celebrità del regista, sono Der goldene di Fatih Akin che gira nella natia Amburg, un film incentrato su un serial killer tratto dall’omonimo romanzo molto popolare in Germania dello scrittore e giornalista Heinz Strunk. Akin è il primo dei tanti registi presenti in concorso ad aver già vinto qualcosa a Berlino, nel suo caso l’Orso d’Oro nel 2004 con La sposa turca. La seconda regista, in ordine di importanza, è Angela Schanelec (1962), esponente non particolarmente prolifica e per certi versi estrema della cosiddetta “Berliner Schule”, semi-sconosciuta in Italia (è arrivato, ma solo in DVD, qualche anno fa I ponti di Sarajevo). Ich war zuhause aber,  racconta i difficili rapporti fra una madre che lavora nel mondo berlinese dell’arte e un ragazzino ribelle. Il terzo film, un film d’esordio, quello di Nora Fingenscheidt, si intitola Systemsprenger, e racconta la storia di una ragazzina incapace di adattarsi ai contesti sociali nei quali si trova. Altro film atteso del concorso, e del celebre regista israeliano Nadav Lapid, intitolato Synonymes su un giovane originario di Israele emigrato a Parigi che potrebbe risultare una delle cose più interessanti del concorso. Da non dimenticare l’ultimo film di Ozon, intitolato Grâce à Dieu sul rapporto fra un giovane e il prete che in passato l’ha molestato. Inoltre ci sarà Elisa y Marcela della Coixet, una storia di amore proibito nella Spagna di fine Ottocento. La seconda habituée si è già menzionata, è Agnieszka Holland, premiata due anni fa per Spoor con un Orso d’Argento. Anche il film della Holland è un film storico, s’intitola Mr. Jones ed è ambientato nell’Ucraina degli anni ’30 in preda a un terribile carestia. Il terzo regista spesso presente a Berlino è il norvegese Hans-Petter Molland, che  stavolta si cimenta in un film in costume, ambientato a fine ‘800, sempre con Skarsgård, da cui ci aspettiamo molto. Da non dimenticare la presenza italiana di La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, tratto dall’omonimo testo di Roberto Saviano. Altra  sezione interessante è Panorama, che comprende ben 45 film, e ben 4 provengo dall’Italia. Dafne di Federico Bondi (su una donna affetta da sindrome down), Flesh Out di Michela Occhipinti (girato in Mauritania e incentrato su un matrimonio combinato) e due documentari Normal di Adele Tulli (sull’educazione di ragazzi e ragazze, sulle convenzioni di genere) e Selfie di Agostino Ferrente, con due ragazzi protagonisti a 360° gradi, nel contenuto e anche nella forma, ambientato a Napoli nel Rione Traiano. Altra sezione storica è Forum, che quest’anno vive una fase interlocutoria perché non sono stati definiti i nuovi direttori e bisogna constatare la qualità delle scelte in campo di autori e film. Berlino rimane la metropoli ideale per presentare un grande festival, con tante proposte in cartellone e la dimensione organizzativa giusta per lo spettatore e critico più esigente.

Voto 7½ 

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