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Jiki
Porcellana giapponese tra Oriente e Occidente dal 1610 al 1760
Una mostra evento, una vernice europea
Al MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza dal 26 giugno al 7 novembre 2004 (inaugurazione venerdì 25 giugno)

 




                     di Giovanni Ballerini


Si chiama Jiki, porcellana giapponese tra Oriente e Occidente dal 1610 al 1760 ed è il titolo della mostra proposta al MIC di Faenza dal 26 giugno al 7 novembre 2004. Jiki (il termine in giapponese significa porcellana) è un viaggio all'interno della porcellana giapponese prodotta nei secoli XVII e XVIII.

La mostra è suddivisa in quattro aree e si sviluppa secondo un percorso cronologico. Un primo periodo in cui la ceramica giapponese risente dell'influenza cinese; una seconda fase di apparente chiusura al mondo esterno, nella quale, in realtà, attraverso i mercanti olandesi, il Giappone diffonderà in tutto il mondo occidentale un'arte di rara bellezza creata appositamente per essere esportata (Arita/Kakiemon), che si affianca a quella esclusiva riservata ai nobili giapponesi (Arita/Nabeshima). Si conclude con una terza e una quarta sezione in cui verrà approfondita la produzione per l'estero nel periodo 1650/1750, e dove è possibile ammirare accanto agli originali giapponesi, i tentativi coevi di imitazione, sempre di altissima fattura, realizzati da artisti e artigiani occidentali. In tutto, oltre 110 opere, in cui vengono messe a confronto per la prima volta la porcellana prodotta per i nobili giapponesi (più elegante, pensata come oggetto d'uso), con quella che nello stesso periodo veniva prodotta su commissione per il mercato europeo (dai disegni più vistosi e colorati e fondamentalmente pensata per arredare e decorare).

La ceramica di questo periodo viene definita genericamente ARITA, dalla cittadina in cui venivano prodotte, e viene suddivisa in due gruppi, la cui opera è per entrambi di inestimabile valore artistico e culturale. Un primo gruppo è costituito dalla porcellana NABESHIMA, così denominata dalla famiglia nobile che governava quel territorio e sotto la cui cura veniva prodotta la più alta porcellana per Shôgun (letteralmente il Governatore e qui inteso in senso lato come le nobili famiglie). E' questa una ceramica di altissimo livello per materiali, disegno e ricerca stilistica. Cromatismi per lo più tendenti al blu e agli azzurri, asimmetria nel decoro, soggetti inerenti alla natura (piante, animali, la luna) e ampi spazi vuoti che si armonizzano con il semplice segno stilistico, secondo uno spirito di ricerca che potremmo definire, anche se non del tutto propriamente, "Zen".

Un secondo gruppo di porcellane è invece comunemente conosciuto come KAKIEMON, dal nome del particolare rosso a base ferrosa che ne ha caratterizzato la produzione e che in seguito ha dato nome anche alla famiglia di artisti che la produceva, attiva ancora ai giorni nostri. La porcellana Kakiemon era una ceramica meno raffinata, eseguita in foggia giapponese ma su commessa di mercanti olandesi per il mercato europeo. Questa produzione è fortemente caratterizzata dalla geometrica simmetria del disegno. In questo secondo gruppo, pensato per l'esportazione, le fogge sono spesso completamente sconosciute alla produzione della tradizione giapponese (come ad esempio caffettiere, vasellame da arredo e non d'uso, ciotole da barbiere…). Talvolta gli stessi disegni riproducono paesaggi ignoti al Giappone o elementi della mitologia europea (come i centauri). Fra le curiosità, ad esempio, gli enormi vasi d'arredo alti 1 metro e più, che spesso ornano le residenze nobili di tanta parte d'Europa, sono oggetti totalmente sconosciuti alle nobili casate del Sol Levante, essendo state create appositamente per il mercato del vecchio continente.

Il commercio e il giro di affari che la porcellana giapponese andava a coprire in Europa non poteva lasciare indifferenti i produttori europei. Così quando a partire dal 1708, dopo due secoli di tentativi, si riesce anche in Europa a produrre la porcellana, ha inizio, prima in Germania e poi in Francia e in Inghilterra una significativa produzione di copie. Di questa tendenza, in mostra sarà possibile ammirare una decina di originali giapponesi Kakiemon affiancati alle rispettive copie europee.

La mostra sarà, inoltre l'occasione per conoscere la tradizione di questa cultura antichissima, secondo un ricco cartellone di eventi organizzati dal MIC insieme all' Istituto di Cultura Giapponese di Roma.

Sono previste due ulteriori esposizioni: la prima consiste in una raccolta di opere di porcellana giapponese provenienti dalle collezioni del MIC, datate 1620/1690, circa una trentina di opere, fra cui spiccano un paio di interessanti vasellami Nabeshima, la seconda esposizione sarà di abiti di scena per la Madama Butterfly (entrambe le mostre sono in via di definizione).

Sono inoltre previsti, all'interno dei verdi cortili del museo, concerti di musica giapponese, letture di poesia, cene di cucina del Sol Levante, eventi di cui sarà presto disponibile il calendario sul sito.

Voto 8 

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