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Caos: L´arte lo denuncia.
Il silenzio: ...Assordante!

 


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  15/12/2017 - 14:55

 

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Caos: L´arte lo denuncia.
Il silenzio: ...Assordante!
Andros parla a Scanner... e a Vicent Van Gogh:
Se proprio dovessi scegliere un solo colore, sceglierei quello che manca!

 




                     di Drago


Ribellione e contenimento, provocazione ma anche ricerca di risposta... in uno scenario artistico spesso si sente dire “tutto é giá stato fatto” Andros “minimizza” il suo operato svelando canoni e ideali ben definiti:


“...nella mia arte cerco di usare corpi umani per parlare di cose umane...”.

Quando l´arte diventa provocazione... o quando la provocazione diventa arte. Senza paura. Senza pudore...



Buon Giorno.
-
Buongiorno a te

Nome?
- Andros

Artista?
- Non è colpa mia. Mi hanno disegnato così...

Chiederti cosa significa essere artista sarebbe una domanda troppo azzardata... ma in cosa identifichi l´arte?
- Nel prodotto di menti singolari in grado di spingersi ai confini della condizione umana e sbirciare oltre, senza cadere nella follia.

...l´arte é comunicazione?
- Decisamente! Nasce per questo e ci sarà finché la terra sarà abitata anche da un unico essere umano, perché il bisogno di comunicare, anche solo con se stessi, è insopprimibile come quello di mingere.

... o forse soltanto espressione?
- Certo, è anche espressione, creazione, digestione, masturbazione e tantissime altre cose. Affermando che è comunicazione, si dice quasi tutto. Tutto è comunicabile, espressioni ed emozioni comprese. Non capisco perché così spesso si mettano in contrapposizione delle visioni dell’arte che in realtà fanno parte di un tutto.

Un colore?
- Perché limitarmi ad uno solo quando posso averli tutti, compresi quelli che la mia mente può inventare? Direi che mi piace il colore, nella sua integrità di manifestazione fisica; la sua separazione in colori distinti è un fenomeno puramente culturale, interessante, ma poco rilevante. Se proprio dovessi scegliere un solo colore, sceglierei quello che manca nella scala dei colori Berlin-Kay, quell’anomalia tra il giallo e il verde, ma che non è né giallo né verde, su cui alcuni si sono scervellati, pur senza prendersi la briga di dargli un nome.

...e un oggetto?
- Sempre scelte categoriche, eh? Uhmm, direi... la replica in poliuretano del mio pene in erezione che ho realizzato tempo fa e che, con la sua ipertrofica fissità, ricarica la mia autostima nei tanti momenti difficili che chi fa una vita come la mia è costretto a vivere.

Un oggetto del colore che hai scelto... !
- Questa è difficile... probabilmente di quel colore potrebbe essere il vomito autoespandente di un alieno che ha fatto il pieno di Jabra (famosa acqua marziana descritta da Isaac Asimov).

Per la tua arte quanto é importante il colore?
- Abbastanza. Tra le altre cose, l’arte è finzione, anzi, più che finzione, inganno; ti fa credere che qualcosa sia qualcos’altro. È un gioco interessante, soprattutto se funzionale all’idea o all’emozione che si vuole esprimere. Per far questo bisogna servirsi di tutti gli strumenti e di tutti i trucchi a disposizione; il colore ovviamente svolge un ruolo determinante nella riuscita.

Inoltre, il valore simbolico e soprattutto l’ormai ben codificato impatto psicologico dei colori sono per me un’arma indispensabile e un argomento di continuo approfondimento.

Se dovessi sintetizzare ció che fai in tre parole...
- Rabbioso, sincero, inutile...

E se ne potessi aggiungere un´altra?
- Inevitabile...

Parlami della tua produzione artistica...
- Ok, su questo sono preparato. Per quanto riguarda i mezzi espressivi, prediligo la scultura, che col tempo diventa sempre più strutturata in una forma di installazione, se non addirittura il tramite per dar luogo a performance; dipingo, ma in misura molto limitata, solo quando quel particolare pensiero ha assolutamente bisogno della bidimensionalità. I miei lavori sono figurativi (e cosa non lo è?) e indugiano nel realismo senza la ricerca dell’iperrealismo a tutti i costi. Nelle mie tematiche, cerco di utilizzare corpi umani per parlare di cose umane, di storture o ipocrisie e portare a galla il profumo e il fetore racchiuso in ognuno di noi. Questo mi porta spesso ad apparire eccessivo e a farmi bollare come provocatore; ma questo è solo un inevitabile e appariscente effetto collaterale. Se si va oltre, si può comprendere come la mia rabbia non sia altro che amore tradito nei confronti di una umanità che si ostina ad essere meno di quello che è.

La mia ultima personale si è svolta a Milano in Febbraio, con il titolo “Campione Senza Valore (opere con scadenza)”. Fotografava una realtà fatta di vite ridotte a campioni senza valore, come pacchi spediti nel nulla, come bambini da scambiare con figurine, come donne da affittare, come organi da mettere all’asta, come tanti zeri allo sbaraglio, come dignità disoccupate, come vite da spendere nel guadagno; perché questa è la chiave di volta: dare un prezzo per togliere valore.

Così, anche l’artista e la sua arte valgono zero; per questo motivo, in una performance conclusiva, ho distrutto alcune delle opere, ormai scadute e libere dal loro “non-compito”. Le ho accoltellate e smembrate, lasciandole sanguinare copiosamente: in fondo, non erano altro che campioni senza valore...

Quanto lavori al giorno?
- Non saprei cosa dire. Faccio fatica a distinguere il lavoro dal resto, ammesso che il resto esista. Faccio fatica anche a distinguere il lavoro come normalmente si intende, prettamente fisico, che si svolge quando si fa materialmente qualcosa, dal lavorio puramente concettuale che precede e accompagna l’azione. Mettiamoci anche la fatica che faccio a distinguere un giorno da quello precedente e da quello successivo e il quadro è completo. Dovrei dire 24 ore al giorno, o forse dovrei dire mai, visto che molti concorderebbero nel non considerare quello che faccio un vero lavoro. Posso solo dire che la mia mente è sempre lì, non importa cosa io stia facendo o non facendo; un’ossessione che spesso non mi abbandona neanche nei sogni...

Caos o silenzio?
- Il caos è necessario perché ci sia un ordine, che poi ridiventerà caos, il silenzio, dal canto suo, è assordante; in base a questi due luoghi comuni, si evince che non c’è tanta differenza tra le due cose. Per quanto mi riguarda, esteriormente sono una persona molto silenziosa, interiormente, affronto il caos giorno dopo giorno.

E il tuo studio...
- Rispecchia la mia interiorità: caos. Non importa quanto grande possa essere il mio laboratorio, nel giro di un mese lo ridurrò come un angusto deposito di robivecchi, dove se sposti una cosa, altre settantadue ti franano in testa.

Italia, Europa o Mondo?
- Universo, possibilmente. E anche quello che non c’è oltre.

...il viaggio nell´arte é importante?
- Per alcuni pare di si. Io non sono un gran viaggiatore, la curiosità di vedere luoghi diversi viene annientata dalla noia del viaggio; gli spostamenti da un luogo all’altro, non importa il mezzo utilizzato, sono quanto di più noioso si possa sperimentare su questo pianeta, più noiosi dei viaggi ci sono solo le persone che ti vogliono a tutti i costi raccontare i loro.

Magari ne riparleremo quando avranno perfezionato il teletrasporto, per il momento preferisco i viaggi della mente; in quello sono un vero globe trotter.

..fondamentale?
- Respirare, prima di tutto, subito dopo la libertà. Non ce n’è mai abbastanza e in giro se ne trova sempre meno; i costi poi sono saliti alle stelle, davvero proibitivi. Pensa che ancora oggi sto pagando salatissime rate per alcune libertà che mi sono preso anni e anni fa. Tutti si lamentano, giustamente, per l’altissimo costo della vita, ma nessuno sembra rendersi conto del fatto che una confezione di libertà può costarti la vita stessa...

Un Artista che stimi?
- Mi piacciono alcuni colpi di scena di Damien Hirst e le sculture di Ron Mueck, principalmente per la maniacale perizia tecnica. Patricia Piccinini mi colpisce molto e anche il tanto glorificato/vituperato/onnipresente Cattelan ha al suo attivo alcune cose decisamente notevoli. Ma devo ammettere che in assoluto la mia stima incondizionata e immarcescibile va al caro vecchio Michelangelo; un faro che a distanza di secoli continua a diffondere una luce accecante.

Un Artista a te vicino?
- Se ti dovesse capitare di conoscerne uno, ti prego di presentarmelo.

Una persona che per te é un artista?
-
Una persona affabile che tanti anni or sono entrò nel mio laboratorio per pura curiosità.

Perché?`
- Nel congedarsi, mi diede il suo biglietto da visita, sotto il nome e cognome faceva bella mostra la scritta: Nullafacente.

Ho il sospetto che avesse scoperto una verità scomoda: in fin dei conti, siamo tutti dei nullafacenti in questa vita.

Trash o Kitsch?
- Kitsch. Ma solo perché di tanto in tanto mi accusano di esserlo; chi sono io per contraddirli?

E la critica? Che rapporti hai?...
- Quasi anali, nel senso che il rischio di prenderlo in quel posto è molto alto.

Ti senti meglio interpretato dalla critica o dal pubblico "popolare"?
- Mah, salvo rarissime eccezioni, la critica più che interpretare, cerca di inventare un’interpretazione, spesso con parole racimolate in malo modo dallo Zingarelli. Anche per questo sono stato molto contento del testo che Giampiero Mughini ha scritto per una mia mostra, lui non è un critico d’arte, ma un intellettuale che ama l’arte; le sue parole hanno colto alcuni miei tratti come solo una fotografia avrebbe potuto. Spesso anche il pubblico travisa i fatti, le forme, i colori e le intenzioni, ma fa parte del gioco, ho imparato ad apprezzare anche questo. Tra i due sicuramente preferisco il pubblico; perlomeno, se sbaglia ad interpretare, lo fa in buona fede.

Cosa ne pensi della frase: “L´Arte é l´unico istante in cui l´espressione diventa fine e soggetto di se stessa”?
- Esteticamente gradevole, ma non mi ci ritrovo. Non vivo l’arte come un istante ma come una forma di vita, e inoltre quella descrizione andrebbe bene anche per il sesso e l’orgasmo e forse anche altre cose, non so. Preferisco la frase di Gombrich (dal quale tantissimi di quelli che scrivono d’arte avrebbero un intero universo da imparare) che recita: “L’arte non esiste, esistono solo gli artisti”. Più vado avanti, più mi rendo conto di quanto sia vera questa frase e più ne apprezzo le infinite sfumature che offre.

Che rapporti hai con il pubblico popolare?
- Ottimi direi. Si va da quelli che si scandalizzano per le cose più innocue, arrivando a minacciare l’intervento delle forze dell’ordine (si, è successo anche questo...) a chi invece resta folgorato e mi coinvolge in appassionati dibattiti sull’arte e sulla vita. All’inaugurazione della mia ultima personale, una persona mi ha preso in disparte e mi ha detto: “La devo ringraziare, vedere la sua mostra mi è servito più di venti sedute di analisi”.

A volte fatico a contenere la ribellione di chi non ama chi mette il dito nella piaga e altre volte resto imbarazzato da dichiarazioni di stima decisamente impegnative, ma la cosa che più conta è che chi guarda i miei lavori non resta mai indifferente e, uscito dalla galleria, porta con sé qualcosa su cui riflettere.

Strada o galleria?
- Frequento e apprezzo entrambe. Purtroppo in Italia le gallerie diventano sempre meno di supporto per gli artisti, anche perché sono troppo preoccupate ad inseguire lo straniero rinomato per dedicarsi ad Italiani più o meno emergenti; la questione è puramente economica, ma più che una scelta tra la vita e la fame, spesso la loro è una scelta tra l’opulenza e la ricchezza sfrenata, che è sicuramente l’obiettivo principale di quasi tutti al giorno d’oggi. La strada la frequento con l’Arte Inattesa, un progetto che porto avanti da tre anni con un complice e che si prefigge di invadere il territorio cittadino, preda di palazzi grigi e immagini pubblicitarie, con incursioni artistiche a base di installazioni scultoree; ne abbiamo già messe a segno tre, in un crescendo di spettacolarità...

Come dai e che importanza ha il “Titolo” per i tuoi lavori?
- La nascita di un lavoro, nella mia mente, spesso coincide con la stesura del titolo; quando questo non accade posso passare anche intere settimane ad arrovellarmi alla ricerca di quelle parole che, uniche al mondo, possano essere il “nome e cognome” di quella data opera. Per me il titolo è parte integrante dell’opera, tutt’altro che accessorio o superfluo; se i miei lavori sono arte, allora lo sono anche i miei titoli. Poche cose mi rendono più rabbioso, quando visito una mostra, del leggere le odiose parole “senza titolo” accanto ad un’opera esposta. È una forma di presunzione e di pigrizia, una mancanza di idee e di rispetto verso se stessi e verso gli altri talmente grave da parte di un artista che andrebbe punita con la polverizzazione dell’opera in questione.

Una domanda che vorresti ti fosse fatta da un critico?
- Un critico non fa domande, un critico sa!

La risposta?
- La fotosintesi clorofilliana. Le so tutte!

La popolarita´ ha inciso molto sui tuoi lavori?
- La popolarità nell’arte è molto relativa, si può essere ben noti in un ambito e dei perfetti sconosciuti in un altro. Persino i nomi di artisti celebrati a livello mondiale, non dicono nulla a chi si disinteressa di arte; se avessi desiderato la popolarità, avrei scelto di fare il calciatore, l’attore o il cantante. Comunque, sui miei lavori incide tutto e niente; l’unica cosa realmente determinante in quello che faccio è che un giorno di 38 anni fa sono nato e questo episodio, banale per i più, ha completamente stravolto la mia esistenza...

Quando eri bambino magari sognavi di diventare artista... adesso cosa desideri per la tua carriera?
- Avere le possibilità, il tempo e la salute per realizzare tutte le cose che ho in testa; che sono tante e ben precise. Può sembrare poco, ma è una cosa per la quale vale la pena giocarsi la vita.

Un´artista a cui ti piacerebbe fare delle domande....
- Vincent van Gogh.

Che domanda gli faresti?
- Più che porgli una domanda andrei da lui due o tre giorni prima del suo suicidio e gli direi: “Caro Vincent, lo so che è dura, che per chi ha la pelle sensibile questo mondo è fatto di carta vetrata, che ti senti perso in uno dei tuoi immensi e giallissimi campi di grano, silenti come cimiteri, e che i corvi neri continuano a volteggiare nei tuoi occhi guizzanti, nella tua testa rossa, nella tua anima turbolenta. Ma un giorno la tua vita sarà contesa dai musei di tutto il mondo; la gente farà ore di fila per vedere brandelli della tua esistenza elegantemente appesa ai muri di imponenti sale, tese di aulica cultura. Non posso assicurarti che verrai finalmente compreso, anzi, forse no, non capiranno nulla, ma apprezzeranno i tuoi colori, i tuoi vortici, il dolore della tua fine e si riempiranno le case con le stampe delle tue pennellate. Credimi Vincent, sarà così...”

La tua risposta?
- Probabilmente si ammazzerebbe due o tre giorni prima...

Che domanda faresti a chi ti ha fatto questa intervista?
- Chiederei quali sono stati i criteri per la scelta dell’intervistato e se si è pentito della scelta.

Ti lascio qualche riga per farti “pubblicitá”! Ok?
- Cosa posso dire?! Anticipo di avere in programma una mostra a Milano in Giugno, una installazione di sculture che galleggeranno nel mare di Palermo in piena estate e una collettiva a quattro a Roma per fine anno; così avrò inquinato lo stivale da cima a fondo!

Per il resto, invito chi ha voglia di sapere qualcosa in più su ciò che faccio a fare un click sui miei siti: http://www.androsart.com e http://www.arteinattesa.com


Drago e Scanner ti ringraziano e... alla prossima!

Voto s.v. 

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