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Figure e figuracce di Andrea Camerini
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  16/12/2017 - 12:07

 

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Figure e figuracce di Andrea Camerini
Conversazione
Vignettista spietato sul Vernacoliere ma anche
illustratore, fumettista e promettente pittore.

 




                     di Fabio Norcini


Mostra delle opere di Andrea Camerini


Un futuro "dietro le spalle" che molti professionisti invidierebbero ad Andrea Camerini, ma che questo livornese della costa ovest, per l'esattezza di Populonia, sul meraviglioso golfo di etrusca memoria di Baratti, non tiene in gran conto, anzi porta con disinvolta nonchalance professandosi "eterno studente, come -aggiunge- racconta mia mamma a chi gli chiede cosa fa il figlio". La sua consacrazione nell'olimpo dei grandi, a parte le partecipazioni a importanti rassegne (Lucca Comics, Acquaviva nei fumetti ecc.) mostre personali in Italia e all'estero, gli viene dalla mostra in programma al Teatro Puccini di Firenze dal 10 marzo al 7 aprile (per il ciclo Timida molto audace, dove è ospite d'onore in compagnia di maestri del calibro di Manara, Krancic, Bucchi, Burato) accompagnata dall'appendice pittorica di "Figure" ospitata alla libreria Valleri. Una vera saga cameriniana che permetterà di far conoscere i molteplici aspetti del suo lavoro di rappresentazione visiva a tutto campo, dalla pittura all'illustrazione libraria al fumetto, espressioni nelle quali si estrinseca, come detto, la sua versatile creatività. Particolarmente interessante il suo approccio alla satira, nella quale è provocatoriamente spiazzante; grazie ad un virtuosismo stilistico che lo fa apparire a prima vista eclettico, quasi irriconoscibile: tra le storie del Troio, simbolo dei ragazzi di oggi, e le vignette del Bopalo o quelle libere ci corre un abisso; sembrano quasi eseguite da mani diverse. Ciò che le rende inconfondibili è la bruciante battuta, il gusto per una narrazione serrata e modernissima. Perché Camerini non ha dubbi: la satira deve colpire "Tutti, nessuno escluso", come recita appunto il titolo della mostra al Puccini. E così, da Heider che sta con Bossi ("però niente bacini sulla bocca") al Jovanotti rapper di palazzo (Chigi) passando per il Costanzo nazionale visto come un cangurone logorroico, i bersagli di Camerini non conoscono riguardi. Tra le vignette esposte, molte inedite, troviamo anche Cerami che telefona a Benigni per un seguito della Vita è bella ambientato in Kosovo. All'autogrill di Cantagallo, tra prosciutti al pepe che sembrano testicoli d'orso e pecorini al silicone, il nostro non può astenersi dal comprare una maschera di Bossi, pensierino gentile per il collega Burato che gli passa il testimone. In quanto a maschere , si confessa, non mancano marachelle. Come quella volta che al liceo spaventò a morte la custode che si aggirava per i corridoi deserti prima dell'inizio delle lezioni e lui, indossando la perfetta riproduzione di quella della "Mummia" che fu di Boris Karloff (comprata agli Universal Studios), gli estorse l'urlo più agghiacciante mai udito rimbombare nelle italiche aule. Eterno studente: Camerini ricorda volentieri il suo non troppo distante passato scolastico con le angherie alla professoressa di religione, fatta piangere più volte con disquisizioni causidiche e metafisiche ai bordi del paradosso, ma soprattutto con blasfeme vignette sul giornalino della scuola, primo inevitabile business del futuro vignettista (il quale rimembra: "vendevo ogni copia a 2.000 lire, ci ricavavo la paghetta"). Un bersaglio che gli deriva da un interesse per la religione cocentemente disilluso dalla maestra di catechismo. Ma questa è altra storia.

 

Mettiamo un viaggio sull'Autosole, per andare in un'enoteca della Valpolicella dove in compagnia di gente che risponde ai nomi di Milo Manara, Tinto Brass e altri "sigaromani" si celebra una cena delle trasgressioni dove a ciascuna portata si abbina un sigaro e dove soprattutto è vietato vietare. Filosofia riassunta dal regista veneziano con il motto "Bacco tabacco e mona, chi non li ama dio li bastona". E' l'occasione più adatta per far parlare Andrea Camerini a ruota libera, fargli raccontare le sue passioni ed esperienze che ancora giovanissimo ne hanno fatto una firma di culto nella satira (Vernacoliere) nel fumetto (Lupo Alberto, dove con Cavezzali firma le surreali strisce di Kika) nell'illustrazione di libri per ragazzi e nella pittura.

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