Davide Enia: Italia - Brasile 3 a 2
Davide Enia: Schegge studio su Maggio '43
Schegge di ricordi, schegge vere di mine sotto i bombardamenti americani del maggio '43 in una Palermo quanto rosa ingenua familiare e polverosamente marina, quanto salata di povertà, miseria e succo di vita.
Davide Enia, ancora al Teatro di Rifredi dopo la lunga cavalcata di "Italia- Brasile 3 a 2", entra sul palco claudicante, come calciatore ferito, siede sulla sedia che ormai lo ha adottato, trespolo di pappagallo, salotto buono amicale, pulpito, vimini fuori da un bar siciliano dove cuntare il passato.
Al suo fianco ancora il percussionista barbuto presente in Italia- Brasile.
E' la storia di un orfano di 12 anni, Gioacchino, affidato alle cure dei parenti che impara a vivere tra trucchi e furbizie, lavoro e sofferenza, fatica.
C'è Zio Stefano che tossisce all'infinito, Provvidenza e Assunta, Umbertino e Crocifissa che biascica il rosario, Zio Baldo zoppo con il vizio delle carte, Zio Cesare e Zia Enza: una grande famiglia del sud, unita, solidale, violenta e sanguigna, pronta a chiudersi a riccio per proteggere i propri elementi dall'esterno.
Enia, come di consueto, rotea la mano destra come a cercare dei punti invisibili di connessioni temporali e mentali del racconto, balzella il piede per trovare ritmo da dare alle proprie parole, sciorina nomi e vernacolo siculo, azzera e rallenta, aumenta e balbetta, incastonando i personaggi nei loro tic, smorfie, vizi e calate il quel travestitismo immobile, quasi impercettibile- ventriloquo innato, proprio degli attori di strada.
Le bombe, i morti, la distruzione, la fame e la povertà, il mercato nero ed i "piccioli" che non ci sono, il tutto sapientemente mischiato all'ironia, alla burla ed allo scherzo italico che sa ridere anche nella drammaticità delle tragedie collettive nazionali.
Lo scioglilingua che accompagna tutta la piece, durata un'ora e mezzo, diviene tormentone senza fine, delicata nenia, culla dolce, coperta di passato, lana e cotone.
Voto
7