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  18/10/2017 - 16:49

 

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Scanner - musica
 


Cooper Temple Clause
See This Trough and Leave
Un album schizofrenico, vagamente iperprodotto e pure un po' sfocato
[Morning Records] 2002

 




                     di Bernardo Cioci


Prendete un frullatore capiente. Metteteci dentro gli Oasis, i Radiohead, un po' - state attenti con le dosi! - di punk, parecchi campionamenti ed un pizzico di elettronica, ingrediente immancabile degli ultimi anni. Controllate che al tutto non manchi un certo grado di Sensibilità Pop, frullate per due minuti e servite immediatamente.

Et voila, il cocktail che avete appena preparato si chiama Cooper Temple Clause, e servirà a dissetare i molti bulimici del rock inglese, ormai da diverso tempo in cerca di veri talenti da degustare.

I CTC sono una specie di cult-band emersa più o meno dal nulla: a tutt'oggi si conosce poco di loro, i loro nomi e la provenienza (Reading, sede del famoso festival) sembrano essere gli unici dati sicuri. Di certo sono un oggetto piuttosto strano, se è vero che dal vivo utilizzano pure un VCS3, sintetizzatore storico utilizzato a suo tempo da tante formazioni dell'avanguardia seventies. E, guarda caso, proprio dal vivo hanno iniziato a far girare il loro nome, individuati nel corso del 2001 da un famelico NME alla ricerca di nuovo hic et nunc da mettere al fuoco, strategia perversa che sta dando meno di quanto sperato. Di tutta la "nuova ondata" di rock anglosassone, celebrata e sostenuta proprio dal settimanale in numerose occasioni, questo "See This Trough and Leave" sembra per ora essere il pezzo più pregiato, il che non deve necessariamente essere qualcosa di cui andare fieri, visto che stanno fioccando singoli ed opere prime (Haven, The Music) piuttosto deludenti.

E in mezzo a questo discutibile calderone, il pregio dei CTC è certamente la volontà quasi spasmodica di mischiare le carte, eclettismo spinto al massimo di cui l'ottima "Did You Miss Me" è testimonianza fedele, aprendo l'album in chiave quasi downbeat per trasformarsi in un rantolo velenoso nel giro di qualche minuto. Subito dopo è la volta dei due buoni singoli, "Film-Maker" e "Panzer Attack", sostenuti da riff incisivi e da un'elettronica che gentilmente si assesta in sottofondo. Tutto questo non evita all'amaro di depositarsi in bocca, perché se la produzione fosse meno invadente ci sarebbe invero da levarsi il cappello. Lo zeitgeist è comunque catturato con "Let's Kill Music", variante brit-pop che gli Stereolab avrebbero dovuto suonare attorno al '95 per mordere il freno del successo commerciale: melodia circolare, chitarre mediamente potenti ed un testo ripetuto allo spasimo, che tuttavia riesce magicamente a non suonare ripetitivo.

Non che tutto funzioni alla perfezione, perché altrove certe influenze emergono un po' troppo, la ballad psichedelica "The Lake" per esempio somiglia molto ad un classico lento in stile Oasis, complice anche la clamorosa somiglianza fra la voce del cantante Ben Gautrey e quella di Liam Gallagher, mentre "555-4823" si perde in manierismi trip-hop che non sperimentano nè deliziano, in una parola è piuttosto inutile.

Verdetto. "See This Trough and Leave" è un album schizofrenico, vagamente iperprodotto e pure un po' sfocato, dunque non certo un capolavoro, anche se mette in campo un evidente potenziale. E questo, nell'Inghilterra rock di questo 2002, è già un buon segno.

The Cooper Temple Clause See This Trough and Leave [Morning Records] 2002

Voto 7 

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