Gioca in casa l'uomo del sabato sera Rai, ad un tiro di schioppo dalla sua Firenze. Giorgio Panariello, il mattatore di queste due ultime stagioni televisive - auditel, debutta al Teatro Politeama di Prato in esclusiva per la Toscana con "Il borghese gentiluomo" di Moliere, prodotto da Teatro Stabile delle Marche e Teatro Nuovo di Milano.
Un teatro, bomboniera bianca o baleniera come l'ha definita lo scorso mese in occasione del suo concerto classico Vinicio Capossela, stracolmo tra gli altri anche del Sindaco della città dei telai, e dei cinesi, e della bellissima Miss Italia 2003. Due atti, durata totale due ore e mezzo.
Sul sipario rosso campeggia in oro la scritta "Moliere", alla destra del palcoscenico clavicembalo e sul primo palco violini, archi e flauti. Le piccole luci sul palco ricordano il Maurizio Costanzo Show: l'ospite d'onore sta per arrivare.
La storia è nota: un borghesotto arricchitosi cerca di stemperare la sua ignoranza con l'ausilio di maestri delle arti più disparate, un musicista, un sarto, un coreografo, uno spadaccino, un filosofo, per acquisire quella regalità sfuggitagli alla nascita.
Panariello riassume nel personaggio tutti i suoi amati sketch del piccolo schermo, dal bambino semiautistico Simone, l'ubriacone molesto, il Renato nazionale.
La mimica, negli sprazzi di bassa comicità e battute spicciole, che però divertono a crepapelle il pubblico pratese, è quella di sempre, brizzolata, un po' stantia, canfora e candeggina. Esilaranti i balletti e l'incontro con il maestro di scherma, ma anche qui le risa sono facilonerie corporali dettati più che altro dal nome del prim'attore.
Curiosità anche per l'ingresso di Tosca D'Aquino, nelle vesti della moglie del borghese, e di Carlo Pistarino, ricordate "Drive In", sicuramente più bravo il secondo della prima, spesso impalata, monocorde, talvolta legnosa.
I due ballerini che somigliano a Nosferatu ed allo Zio Fester della famiglia Addams, un lacchè con la faccia di Mister Bean, la collera del protagonista con il sarto simile agli improperi di Benigni in "Berlinguer ti voglio bene", il sarto kitch e trash, boa di struzzo, rossetto, paillettes, piume e grandi occhiali anni '70, fanno sembrare il tutto, nei bellissimi ed accurati costumi di Stefania Barilli Benelli, una bella operazione commerciale ben lucidata e ricamata, sfruttando i nomi in auge. Nella cena spettacolo anche una sosia di Milva, rossa sirena, prima di addentrarsi nel, lungo e lento, infinito e autoreferenziale, balletto di odalische e danzatrici del ventre sulle note arabeggianti alla "Mille ed una notte" in un clima da "Fantasia" disneyiana dove Panariello diviene Topolino e tutti gli altri cartoni inanimati.
Voto
6½