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  22/01/2019 - 04:52

 

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Non c'è problema
Antonio Albanese e Nicola Rignanese
Centro per l’Arte Contemporanea Pecci,
Festival delle Colline, Prato, luglio 2004

 




                     di Tommaso Chimenti


Definire Antonio Albanese semplicemente un attore comico o l’icona del trash proposta per anni a “Mai dire goal”, o ancora etichettarlo con i mezzi fiaschi cinematografici come “La fame e la sete”, dopo aver visto questo “Non c’è problema” non sarebbe soltanto riduttivo ma anche offensivo per l’intelligenza di chi enunciasse tale affermazione.
Con una spalla ideale come Nicola Rignanese, capelli sempre unti nella giusta misura, visto quest’anno in “Woyzeck” di Buchner al Teatro di Rifredi, tutto viene più semplice: faccia di gomma, movimenti pirotecnici, un duo alla Franco e Ciccio, Willy il Coyote ed il cane pastore della Warner, come Blues Brothers, tra la parola dell’uno ed i silenzi alla Vito dell’altro, che riempiono, tra fisicità ed acume, finezze stilistiche e gravità del nostro tempo.
Si muovono come burattini nell’arena del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci pratese attorno all’”ottimismo contemporaneo”, manichini scattosi, iperattivi e pieni di tic, dei Fantozzi moderni tra mobbing e noia, valori azzerati e futuro incerto. L’industriale del profondo nord, il signor Perego abitante dell’assurdo paese dove tutti si chiamano Perego, che fabbrica eternit da tre generazioni con il figlio drogato, Alex Drastico nullafacente da tre generazioni con il figlio tossicodipendente, impersonato sempre da un geniale Rignanese in pose plastiche inglesizzato e ricoperto di capi firmati tra auto e discoteche, sono due dei momenti, tra le tante risate, dove l’amaro impasta la bocca ed allappa, quasi chiude lo stomaco e le nebbie tristi e tragiche della Padania, dove il produrre è l’unica religione, si fondono con l’ignoranza dei ragazzi meridionali che accettano il sistema mafioso per mancanza di opportunità.
Qui si vede l’attore: il cambio di registro repentino, le lacrime e le risa di stomaco, lasciano il posto a pensieri nebulosi conditi ogni tanto dal “Non c’è problema” tipico di chi di problemi ne ha molti ma preferisce gettarli nel dimenticatoio, o sotto il tappeto come la massaia fa con la polvere.
Poi l’arrivo trionfale del sindaco che promette “più pilu per tutti”, riferendosi al triangolo della felicità, per dirla alla “Elio e le storie tese”, risorsa femminile, sullo stile di Carcarlo Pravettoni del nostro Paolo Hendel, scioglie gli indugi: “Invidiamoci, abbracciamoci, condoniamoci” è il grido di battaglia.
La gag del sommelier finale, ricordate “Gusto”?, e del professore delle scuole medie frustrato, l’anti Dorelli di “Cuore”, dal sistema scolastico chiude in bellezza una serata magica, un Albanese baciato dalla dialettica e finalmente rilanciato, che forse ha ritrovato la sua vera dimensione che non sta né nel piccolo né sul grande schermo, ma proprio a contatto con la gente, tra gli applausi, veri, vivi e vicini, in mezzo a centinaia di persone che hanno deciso di spendere tempo e soldi solo per lui, vera attrazione, e che non hanno subito passivamente la sua faccia, la sua pancia d’adipe solo perché indotti dalla noia del telecomando.
Dopo le mille stilettate verso il Presidente del Consiglio, Tremonti e la Moratti, speriamo che almeno Albanese decida di essere lasciato fuori da questa televisione senza ribussare, deludendosi, andando ad infittire l’elenco, purtroppo lungo, di intellettuali e comici pensanti, che sono stati espulsi, esautorati, cacciati.
Un secco no per tutti quelli che condividono le scelte di campo e non i campi minati determinati dalle scelte altrui.

Voto 8+ 

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