Sarah
Ingannevole è il cuore più di ogni cosa
L’autore
di Sarah, J.T. LeRoy –
dove la T sta per Terminator, pseudonimo usato per i primi racconti – in America ha costituito la grande
rivelazione del 2000: il suo romanzo d’esordio è stato definito “un’Alice
nel paese delle meraviglie in acido”, è stato accostato a Il giovane
Holden di J.D. Salinger, ha trovato nugoli di entusiasti estimatori, tra i
quali la cantautrice newyorchese Suzanne Vega ed il regista Gus Van Sant, che
ne sta realizzando la traslazione sul grande schermo. Si è anche detto che J.T.
LeRoy sarebbe un
nome fittizio dietro cui si nasconderebbe il suo scopritore (nonché primo
modello di riferimento), ovvero lo scrittore Dennis Cooper, ma lo stesso J.T.
LeRoy, che rifiuta i contatti dal vivo e comunica col mondo soltanto
tramite il suo sito Internet, non ha
fatto molto per sedare le tante chiacchiere circolanti sul proprio conto. Sarah
è un romanzo di formazione in cui J.T. LeRoy, classe
1980, ha condensato la sua personale esperienza di vita: figlio di una
prostituta e con lei residente in una roulotte in un parcheggio, LeRoy comincia
presto a fare marchette ed a usare ogni tipo di stupefacenti. Abbandonato dalla
madre, a sedici anni smette con le droghe ed incontra lo psichiatra che lo
incoraggerà a scrivere i primi racconti, salvandogli la vita: non a caso il
romanzo è dedicato (nell’ordine) al dottor Terrance Owens, a Sarah ed a Cooper.
I dettagli autobiografici saltano all’occhio fin dalla trama principale: il
protagonista del romanzo si chiama Cherry Vanilla, ha dodici anni, vive in una
roulotte con la madre, ovvero Sarah, una prostituta tenera e volubile, una
“lucertola da parcheggio”, come appunto sono chiamate in West Virginia le
puttane che battono le stazioni di servizio in cerca di camionisti. Per il
piccolo protagonista la madre, pronta ad abbandonarlo alla prima promessa di
una vita diversa offerta da un cliente, costituisce il principale modello di
riferimento. E’ lei la prima ad incoraggiare il figlio a travestirsi da donna,
poi sarà lui, che sogna da sempre di svolgere la professione materna, a
sottrarle i vestiti di nascosto per entrare nel giro di Glad, un anomalo
personaggio a metà tra il pappone e lo sciamano (è di origine indiana) che lo
prende sotto la sua ala protettrice e gli offre il taumaturgico amuleto che
tutte le ragazze che lavorano per lui indossano, il mitico osso di pene di
procione. Per il
protagonista, ribattezzatosi col nome della madre, il quadro sarebbe
perfino idilliaco se il perfido LeLoup non lo scambiasse per una ragazza e lo
imprigionasse, coinvolgendolo in un grottesco processo di santificazione che si
concluderà in malo modo, almeno finché Glad e le sue drag queens non
andranno a recuperare il figliol prodigo. Sarah è
un coloratissimo viaggio di marca pop tra abissi di tenerezza e
depravazione alla ricerca di affetto, amore e solidarietà, una storia
interpretato da un’umanità ai margini catturata con vivida forza di
rappresentazione, un
romanzo che profuma di vissuto. Se si tratta di un fuoco fatuo o di un
grande talento, come parrebbe, potrà dirlo solo il tempo.
J.T.
LeRoy, Sarah, Roma, Fazi, 2001; pp. 178
Voto
7½