Presentazione Mostra del cinema di Venezia 2011
Seconda puntata special Mostra del cinema di Venezia 2011
Terza puntata special Mostra del cinema di Venezia 2011
Bilancio Mostra del cinema di Venezia 2011
Il festival cambia la
livrea e si veste di rosso per colpire gli occhi degli spettatori. Infatti,
quest’anno i preparativi intorno alla zona della Mostra sono stati
ultimati in tempo e gli spazi assestanti al Palazzo del cinema hanno ripreso
nuovo vigore come il Lion’s bar che ha acquistato il suo posto di ritrovo, e
non solo di un semplice bar di passaggio. A parte questo, il concorso si è
aperto con l’atteso The ideas of march, nuova opera di George Clooney, che costruisce gli ultimi
frenetici giorni della corsa per le primarie in Ohio, in cui un giovane addetto
stampa viene coinvolto in uno scandalo politico che minaccia di compromettere
la campagna elettorale, e finisce invischiato in una rete di intrighi e meschine manipolazioni. Un thriller politico tagliente, che a parte una forte densità di dialoghi, trova la sua forza in un cast collaudato e un occhio
analitico nel portare alla luce il potere della politica, oramai senza regole e
privo di fascino ideale.
Saideke balai di Wei te-sheng, rievoca uno straordinario episodio della storia
del XX secolo poco conosciuto persino a Taiwan. Tra il 1895 e il 1945, l’isola
era una colonia giapponese abitata non solo da una maggioranza di immigranti
cinesi Han, ma anche dai discendenti di quelle tribù aborigene che per prime si
erano stabilite sul suolo montagnoso dell’isola. Nel 1930 Mouna Rudo, il leader
di una delle tribù Seediq stabilitesi sul Monte Chilai e nei suoi dintorni,
formò una coalizione con altri capi tribù Seediq per organizzare una rivolta
contro i coloni giapponesi. Un film pomposo, non sempre bilanciato nel suo
insieme, ma che ha coraggio di esibire un epica coinvolgente sorretta da un
emotività storica che ne decreta un opera interessante. Carnage
di Roman Polanski, s’ispira da un testo teatrale della Reza e qui il regista
polacco mette in scena un interno chiuso in cui due coppie pian paino svelano i
loro reciprochi veleni di vite deluse a causa di un incidente di lotta che ha
coinvolto i figli delle due famiglie. Una carneficina di insulti e violenze
reciproche, che mettono a nudo un mondo borghese afflitto da colpe e moralmente
infelice. Polanski affonda il coltello nella piaga con al servizio un cast che
sorregge ogni primo piano, fino allo sberleffo finale, che al senso di uno
schiaffo grottesco. Un
été brulant di Philippe Garrel è una storia di amori incrociati che
svelano una generazione allo sbando alla ricerca spasmodica di un gesto amoroso
per riempire un attimo vitale. Anche se è un film minore che non affascina mai,
in alcuni momenti si riconosce il tatto di Garrel. Fuori concorso è passato il
patinato W.E. di Madonna, che non ha il coraggio di estremizzare
stilisticamente il quadro visivo della sua opera, per consegnarci un morbido e
piatto film d’amore, respingente nel suo complesso. Invece, The sorcerer and
the white snake di Tony Ching Siu-ting ci consegna un immaginifico wuxiapian,
spingendo lo sguardo oltre l’effetto visivo che diventa vorticoso nel disegnare
un mondo separato in due, con l’elemento passionale dei demoni inconciliabile
con quello retto e regolamentato degli umani, sfociando in un finale dove
l’amore da coronare è impossibile. Nelle giornate degli autori si è visto il
deludente Ruggine di Danile Gaglianone, dove questo dramma che ruota attorno ad
un “orco” pedofilo, s’intinge in atmosfere non supportate adeguatamente da un
montaggio incalzante , danneggiando la narrazione degli eventi. Sorpresa è la
riconferma di Philippe Lioret con Toutes
nos envies, dove una giovane giudice cerca di aiutare una madre in
difficoltà economiche, contro le richieste onerose delle banche, e poi il fato
fa il suo gioco e la malattia, l’amore dei figli e l’aiuto di un giudice
idealista, fanno il corollario ad una storia umana, dove risalto i sentimenti e
ai margini rimangono i perfidi meccanismi di un mondo imperfetto. In concorso
grande discussione attorno a A Dangerous method di David Cronenberg, che mette
in scene le relazioni burrascose tra Carl Jung, psichiatra alle prime armi, il
suo maestro Sigmund Freud e Sabina Spielrein, la bella giovane paziente che si
frappone tra i due. La loro personale esplorazione della sensualità, dell’ambizione
e dell’inganno spinge Jung, Freud e Sabina a mettere in discussione e cambiare
per sempre la natura del pensiero moderno. Cronenberg sintetizza il pensiero
psicologico con una narrazione classica e algida, per infondere il pensiero di
un mondo freddo e chiuso nella sua ricerca tra corpo e anima. Non sempre lo
stile e la profondità del regista canadese riscatta la pellicola, e sembra che
l’atmosfera rimanga epidermica e non ammorba i nostri sensi freudiani di noi
spettatori. Alps del giovane talento greco Lanthimos, vede un’infermiera, un
paramedico, una ginnasta e il suo allenatore hanno creato un servizio a
pagamento, consistente nel sostituirsi a persone morte su commissione dei
parenti, degli amici o dei colleghi del deceduto. Un opera mortifera che mette
in scena una mancanza d’affetti cronica e per questo insostituibile per i
personaggi che transitano sulla scena. E in questa tenuta surreale e frustante,
dove il vuoto pneumatico dell’esistenza odierna trova il suo volto, incapace di
realizzare un sogno di liberta e quindi di un vissuto autonomo e aperto al
futuro. Altro richiamo dal concorso è il deludente Poulet aux prunes di Satrapi
e Paronnaud, rilegato in piccolo tema d’amore, fatto di colori e sobbalzi
ironici, delimitato da un senso di dejà vu opprimente e poco realizzato nella
sua candida forma amorosa. Per ritornare al Fuori Concorso, azzeccati
l’inserimento del claustrofobico e intimo Contagion
di Soderbergh, abile costruttore di una tela horror-thriller, dove
l’intensità umana è correlata agli eventi e ai minimi dettagli di un vissuto
che si spezza in pochi secondi dal contagio vorticoso; altro richiamo gustoso è
Wilde Salome di Al Pacino, dove il fallimento di allestimento, fa scaturire un
amore pervicace per un autore impossibile da mettere in scena, anche se
l’attore ha la stoffa di Pacino. La competizione ufficiale ha presentato inoltre Shame, opera seconda di Steve McQueen, dove un uomo ossessionato dal sesso dovrà confrontarsi con una sorella sul l’orlo del baratro in una New York gelida e tagliente come il ghiaccio. Film sui corpi lacerati da emozioni
represse e coinvolgente nella sua livrea di dramma moderno. Il primo film italiano in concorso, Terraferma di Crialese, si rivela una delusione, e anche se la sua regia trovare uno snodo narrativo immaginifico, è il contorno umano
che non funziona: troppi affettati i caratteri dei personaggi e le situazioni narrativi non funzionano a dovere. Peccato. Dark Horse di Todd Solondz
conferma il talento di un regista cinico ma anche dal senso umoristico spiccato
nel raccontare la storia di perdenti inusuali, alla ricerca affannosa di un
loro posto nel mondo, ma anche di un dono d’amore da ricevere. Fin d’ora un
concorso ufficiale di ottimo livello, che deve ancora sparare le sue cartucce
conclusive e dove gli italiani possono ancora dire la loro.
Voto
8